porno robe escort girl la seyne

E per la prima volta i suoi simili gli si avvicinarono e lo sfiorarono con gentilezza e affetto. L'anatroccolo è il simbolo della natura selvaggia che, compressa in situazioni povere di nutrimento, istintivamente lotta per liberarsi, qualsiasi cosa succeda.

Quando la particolare sorta di spiritualità di un individuo è circondata dal riconoscimento psichico e dall'accettazione, la persona sente come mai prima la vita e il potere.

L'esilio del piccolo diverso. L'anatroccolo non è brutto, semplicemente non è come gli altri. Le bambine dalla forte natura istintiva spesso soffrono molto nei primi anni di vita. Sono tenute prigioniere, addomesticate, accusate di essere disadattate.

I problemi della donna selvaggia esiliata sono duplici: Si piega ai desideri della comunità invece di allinearsi con il figlio. Per paura di essere escluse dalla comunità spesso le donne cercano di forgiare la figlia in modo che si comporti "come si deve". Il modo più comune per portare una madre al crollo è costringerla a scegliere tra l'amore per il figlio e la paura che la comunità farà del male a sé e al figlio se non si conformerà alle regole.

E' una madre fragile, psichicamente molto giovane o molto ingenua. La donna che ha nella psiche la struttura della madre bambina soffrirà di ingenui presentimenti, di immaturità, di una capacità istintuale indebolita di immaginare cosa accadrà dopo. Le relazioni tra donne sono importantissime. Invece di svincolarci dalla madre, dobbiamo cercare la madre selvaggia. Ma spesso si bussa alle porte sbagliate. Questa è la risposta "ricerca dell'amore nei posti sbagliati" all'esilio.

Per cominciare a guarire dite la verità sulla vostra ferita. Adottate la medicina giusta, la riconoscerete perché rende la vita più forte, e non più debole. All'inizio l'anatroccolo non riesce a fare le cose giuste. Ma è perché è andato nel posto sbagliato per la cosa sbagliata. Sentimento congelato, creatività congelata. Le donne affrontano l'esilio in altri modi. Per esempio si congelano. La freddezza è il bacio della morte per la creatività, i rapporti, la vita stessa.

Non è una conquista, ma un atto di collera difensiva. Il ghiaccio dev'essere rotto e l'anima tolta dal gelo. Smettetela di piagnucolare e muovetevi, non smettete di muovervi. E' quell'attimo in cui lo spirito, in un modo o nell'altro, ci nutre, ci sospinge, ci mostra il passaggio segreto, la via di fuga. Se avete tentato di adattarvi a uno stampo e non ci siete riuscite probabilmente avete avuto fortuna.

Vi siete protette l'anima. E' peggio restare nel luogo a cui non si appartiene che vagare sperduti. Non è mai un errore cercare l'affinità di cui si ha bisogno. I gatti arruffati e le galline strabiche. Essi trovano stupide e insensate le aspirazioni dell'anatroccolo. Si tratta solo di una fondamentale incompatibilità con le persone dissimili, che non è una colpa. Se una donna è un brutto anatroccolo, se è orfana di madre, i suoi istinti non sono affinati. Apprende provando e sbagliando.

Ma c'è speranza perché l'esiliata non rinuncia mai. Insiste finchè non trova la guida, il profumo, la traccia, la casa.

Tutte noi abbiamo nostalgia per la nostra natura selvaggia. E' questa nostalgia che ci induce a resistere, ad andare avanti, sorrette dalla speranza. E' la promessa che la psiche selvaggia fa a tutte noi. La memoria del mondo selvaggio è un faro che ci guida. Troverete la vostra strada. Fase del ritorno a se stesse: Accettare la propria individualità e anche la propria bellezza. Tutti gli addii ho compiuto. Ma torno ancora, ricomincio, nel mio ritorno si libera lo sguardo.

Alla fine tutto va messo alla prova: E il banco di questa prova è uno solo: A che serve aver riflettuto sulla vita e sulla morte se poi, dinanzi a una situazione drammatica, non si fa quel che si è detto tante volte bisognerebbe fare e si finisce invece per ricadere nel vecchio, condizionato modo di reagire?

Per questo i bisogni sono stati classificati prendendo in considerazione la rilevanza di essi per la nostra sopravvivenza. A partire dal livello più basso, abbiamo. Una condizione indispensabile per riuscire a soddisfare i bisogni collocati ai livelli superiori è che tutti quelli di ordine inferiore siano stati soddisfatti.

I bisogni posti ad un livello più alto richiedono maggiori capacità per essere realizzati, capacità che si sviluppano nel processo di crescita. Un bambino imparerà prima di tutto a mangiare, a cercare i genitori.

Solo quando sarà più grande sentirà il bisogno di avere degli amici e ancora dopo vorrà ricevere i complimenti per un bel voto a scuola. Potremmo dire che le emozioni mettono in luce come si reagisce ad uno stimolo, sia a livello psicologico che fisico, mentre la motivazione ci dà informazioni sul perché la persona sia spinta ad agire in un determinato modo.

Potrebbe essere agitato e sentire il cuore battere più forte, impallidire quando il professore lo chiama, sentire i muscoli tesi emozione. Ad esempio, la psicologia dei consumi presta grande attenzione allo studio di questi fattori per comprendere quali sono le motivazioni inconsce del consumatore.

Si è visto che le scelte del consumatore sono spesso dettate dai bisogni di prestigio, di conformarsi ad un gruppo per sentirsi parte di esso, di dipendenza, di identificarsi con il leader, oppure dalla necessità di differenziarsi, di resistere alle pressioni sociali.

Tre campionesse di Rollerblades. In genere, già da ragazzi si sceglie la professione che si farà nella vita adulta, anche perché il prepararsi a svolgere un lavoro comporta un percorso di studi e di praticantato lungo e impegnativo ne sanno qualcosa gli studenti universitari! Una delle condizioni per avere successo e portare a termine il proprio progetto, di studio o professionale, è essere motivati a farlo.

La scelta di svolgere un lavoro è principalmente dettata da tre fattori: Capita spesso di sentire studenti anche questa è una professione! Una prima domanda da porsi è: Si voleva accontentare i genitori? Non ci si voleva separare dalla fidanzata del liceo? Si è seguita la moda del momento? Queste, ed altre simili risposte non sono abbastanza per darci la forza di fare tanti sacrifici e di essere in futuro un bravo professionista nel settore scelto o, comunque, una persona realizzata.

Sento casi di persone che, anche se finalmente arrivati ad una buona posizione lavorativa, economicamente agiati, abbandonano tutto per seguire quella passione che si portavano dietro da bambini, e che per anni avevano dovuto celare per anteporre i desideri di altre persone ai propri o perché, per vari motivi, ritenevano fosse la cosa migliore da fare. A titolo esemplificativo, riporto i casi di tre donne che, non felici della loro condizione, hanno trovato il coraggio di dare una svolta alla loro vita per soddisfare quel bisogno di autorealizzazione presente in ognuno di noi.

La signorina A, residente in una grande città italiana, dopo essersi affermata nel settore della moda, con uno stipendio di circa sei milioni di lire al mese, ha abbandonato tutto per trasferirsi in Sardegna, al mare, la sua passione. Per mantenersi confeziona con piacere manufatti per i turisti, guadagna molto meno rispetto a prima, ma è molto più felice.

La signorina B, che terminati gli studi di giurisprudenza, ha deciso di dedicarsi al sociale, settore per nulla attinente alla sua formazione, dove si sente davvero realizzata. La signora C, per accondiscendere alle richieste del marito, ha lasciato gli studi universitari per dedicarsi alle faccende domestiche. La scelta dopo poco tempo ha iniziato a pesare.

Concludo permettendomi di dare un piccolo consiglio ai lettori: Il modo di reagire quando le nostre esigenze non vengono rispettate varia a seconda del nostro carattere , possiamo stare in silenzio senza esprimere la rabbia, rassegnarci, pensare che forse siamo noi a non andare bene, oppure reagire con aggressività, accusando il fautore della nostra infelicità. Le differenti reazioni a questa situazione sono accomunate da un'unica motivazione: Il vissuto generato causa disagio, insoddisfazione, impariamo che è inutile chiedere, fare richieste diventa faticoso, oppure che per ottenere quel che vogliamo dobbiamo essere aggressivi.

La filosofia di vita della persona assertiva è la seguente. Relazionandoci agli altri avendo ben in mente questi principi, evitiamo di sentirci frustrati ogni qual volta le nostre aspettative non sono soddisfatte, impariamo a fare serenamente delle richieste, ad esprimere i nostri desideri accantonando la paura del rifiuto, a rispondere all'altro con empatia anziché con amarezza o aggressività. Dobbiamo partire dal presupposto che non possiamo cambiare gli altri ma possiamo cambiare noi.

Tutti noi, allenandoci, possiamo imparare ad essere assertivi e, più diventiamo bravi, più ne assaporiamo i vantaggi. Per diventare assertivi è indispensabile monitorare il proprio comportamento per individuare le situazioni sociali in cui siamo stati passivi abbiamo subito gli altri , o siamo stati aggressivi ci siamo imposti, non rispettando gli altri. Per cambiare , dobbiamo sognare, immaginarci diversi, fare dei piani perché i nostri sogni si avverino.

Il desiderio di cambiare, la capacità di concentrarsi solo su di sé, ci permetterà di realizzare i nostri progetti senza più sentirci vittime della situazione. Ma soltanto trasformando il nostro progetto in azione, si otterrà il cambiamento.

La persona assertiva si comporta in un modo che la rende piacevole ed affascinate. Tutti noi, con un buon training, possiamo diventare assertivi, o perlomeno, avvicinarci a questo modello, migliorando la nostra qualità di vita e riducendo le frustrazioni. Il risultato raggiunto dipende dall'impegno e dal punto di partenza, ma tutti possiamo migliorare.

Esistono dei veri e propri percorsi, monitorati da psicologi, per diventare assertivi, si svolgono sia individualmente o in gruppo questi ultimi sono considerati più efficaci. Giovanni, persona assertiva, passeggia in città. Ad un certo punto egli viene fermato da due volontari che raccolgono fondi per una causa sociale. Per costringere Giovanni a lasciare la sua offerta, uno dei volontari prova a fargli nascere dei sentimenti di colpa, pensando che Giovanni non possa proseguire la passeggiata senza avere donato qualcosa: Hanno bisogno di un suo gesto per farcela.

La maggior parte delle persone si sarebbe fatta agganciare con questa semplice frase e avrebbe lasciato qualcosa, oppure sarebbe scappata via con la solita scusa: Invece Giovanni, libero da queste sensazioni, si ferma: Giovanni non ha paura di dire quello che pensa, non gli importa del giudizio degli altri, lui è concentrato su di sé. Peccato che il volontario sia una persona aggressiva, spiazzata di fronte all'assertività di Giovanni.

Il volontario reagisce con rabbia, l'unico modo che conosce per comunicare, e sputa in faccia a Giovanni! Ma Giovanni, che non giudica ma valuta, che sa che il problema non è suo, ma del volontario che non sa accettare le reazioni altrui, risponde: Vous semblez vous préparer méthodiquement à votre candidature comme premier ministre un jour!

C'est tout à votre honneur d'étudier et d'élargir vos horizons. Continuez dans cette voie! Je pense que notre prochain grand leader aura besoin de plusieurs qualité pour nous sortir du marasme actuel: Impartialité, humanité, connaissances approfondies, être un VRAI leader, donner l'exemple, rassembleur, etc. Nous touchons un point capital pour le Québec ici: Trop de gens pensent que le leadership c'est de décider pour les autres et d'imposer de force ses visions.

Cette façon de faire les choses de même que le désintéressement du confort et des besoins humains en général est à l'origine de "la vie de fou" que nous vivons présentement. Faut dire aussi que le concept de responsabilité est pratiquement inexistant. On écrase le petit et on lui presse le citron tant qu'on peut: Il ne peut pas se défendre alors profitons-en Pendant ce temps, le riches de ce monde deviennent de plus en plus riches l'argent sort de où au juste???

Ils n'en ont jamais assez ces psychopathes. Pendant ce temps, les politiciens battent des records d'impopularité et ne semble pas réaliser quelle est leur mission et les gestes qu'ils devraient poser.

Au lieu de cela, on se vote des augmentations de salaire bien au dessus de l'indice du coût de la vie ce qu'on impose aux autres , on se promène en limousine, on s'affuble du tître de "très honorable", on se vote des pensions à vie, on coupe dans l'exécution des jugements des petites créance, on nomme des copains "à la poche" un peu partout dans des postes affublés de hauts salaires, on se promène partout sur la planète à courir les partys pour toutes sortes de raisons, etc Boisclair, si vous cultivez vos aptitudes présentement, n'oubliez jamais que le jour où vous vous présenterez comme leader de la société Québecoise, qu'il vous faudra présenter vos idées et vos actions de façon équitable et SURTOUT donner l'exemple.

Les gens auront toujours de la difficulté à accepter des impôts supplémentaires ou des demandes d'efforts si ceux qui demandent font le contraire. Je suis un universitaire qui a les yeux ouverts. Je sais que nos voisins du sud et aussi les requins de notre société profitent largement de la faiblesse de l'humain et de son amour de l'argent relié à la peur d'en manquer et au pouvoir de projection.

Ils profitent de la dépendance psychologique acheter la grosse maison, le gros "char", etc.. Oui, à voir nos pseudo-leaders, on voit très bien tout ça.

Et vous devriez aussi écouter le documentaire "La Corporation". Aussi, je vous conseille le livre de Ricardo Semler "Maverick". Tant qu'à y être, lisez donc le poême "Speak White", vous en retirerez peut-être une choses que la mojorité de la classe dirigeante ne possède pas Et de grâce, qu'on implante le concept de responsabilité! Le métro de Laval, les sempiternelles études du CHUM, le régistre des armes, les commandites, le Stade Olympique, etc la liste est longue On a a plein notre "cass"!

À quand un gouvernement qui arrêtera de se chercher des raisons pour donner aux "copains"??? À quand la priorité sur le bien-être de l'humain et de la planète? SVP, emmenez l'idée de taxer fortement les produits polluants! Et empêchez les Thomas Mulcair de cette planète de donner notre eau et nos ressources aux États-Uniens ou à n'importe qui d'autre.

Le peuple québécois a eu assez de claques sans qu'on s'en donne nous-même Faudrait bien que notre prochain leader en soit un VRAI. Quelqu'un qui fera passer le bien-être collectif avant son intérêt personnel et celui de son parti.

Quelqu'un qui saura entraîner les Québécois sur un projet collectif précis et articulé. Quelqu'un qui convaincra tout le monde de tirer dans la même direction. Quelqu'un qui taxera les biens de consommations selon la pollution que génère leur production. Quelqu'un qui pourra mettre un coût une taxe sur les activités qui posent préjudice à l'humain et à la planète.

Tant que ces coûts seront absents, les compagnies lire personnes morales psychopathes vont continuer de tuer la planète et faire souffrir une grande partie des humains. Il est certain que le comportement irresponsable des institutions religieuses et de certains gouvernement sur le surpeuplement n'aide pas On peut difficilement souscrire à un projet souveraineté par exemple en ne basant les raisons que sur la langue et la culture ou même par dépit du gouvernement fédéral.

Avec cette façon de faire, on obtiendra toujours divison et inconfort diviser pour mieux régner qu'il disait! Il faut fonder un projet sur des raisons plus nobles et plus pratiques. Signer un chèque en blanc à quelque gouvernement que ce soit est impensable: Présentement, la façon de se conduire du gouvernement est hodieuse et pitoyable.

On nous prend pour des imbéciles en nous donnant des bonbons insignifiants en façade pour ensuite user de moyens détournés comme augmenter les tarifs d'électricité pour finalement se ramasser avec une hausse d'impôt déguisée. Ça écoeure le monde et ça augmente notre mépris envers les politicien. Voici où conduisent les promesses électorales irresponsables. Voici où conduisent les faux dialogues et les faux débats. Et les petits partis qui ne sont pas invités aux débats peuvent avoir des bonnes idées soit dit en passant Et SVP, que le gouvernement fasse preuve de plus d'ouverture et qu'il consulte le peuple sur les dossiers fondamentaux.

Ce n'est pas parce qu'on est élu que tout ce qu'on fait est légitime. C'est encore un autre point qui attise la haine envers les politiciens. Oui il faut se dépêcher d'agir à cause de ce qui s'en vient: Le vieillissement de la population et la dénatalité vont miner notre qualité de vie si nous n'agissont pas de façon responsable maintenant.

Et la dette du Québec devra être adressée. Le gouvernement devra aussi contrer le gaspillage et la maladie des "projets gonflables". Le peuple est déjà en train de se dire que le CHUM va probablement encore nous coûter 10 fois le prix pour engresser les copains Tout ça au lieu d'être content d'un grand projet au Québec. J'ai travaillé pour une société d'état pendant plusieurs années, je sais de quoi je parle Boisclair et je nous souhaite que vous deveniez le grand leader dont nous avons tant besoin!

Si jamais vous vous approchez du pouvoir, vous devrez être capable de calmer vos troupe et de les rendre plus pragmatiques. Vous devrez aussi convaincre les requins de laisser vivre un tout petit peu les "petits poissons". Pas besoin d'avoir des milliards en banque pour être heureux mais ça prend cependant un minimum pour vivre Je crois que la population peut suivre son leader si tout le monde sans exception est mis à contribution de façon équitable.

J'espère que vous apprendrez la vraie signification de mot "leader". Every night just before bed, he read 10 letters pulled from the 20, that Americans sent to him each day. The notes reminded him of why he wanted to be president, he liked to say. He called them his most intimate link to the people he governed. Gone were the post-inaugural thank you notes. People wrote because their problems demanded immediate attention, and yet the process of governing the nation was so slow that Obama sometimes felt powerless to help them.

Many other times, he had forwarded letters to government agencies or Cabinet secretaries after attaching a standard, handwritten note that read: I had learned firsthand that people tended to write to the president when their circumstances turned dire, sealing a prayer into an envelope as a matter of last resort.

Months after these people wrote to the president, when I mentioned their letters to Obama, he remembered the details of their lives. Their letters had shaped his speeches and informed his policies, but it was their personal stories that stuck with him. He became familiar with many of the same issues that would flood his mail 25 years later: He was skinny and boyish, a good listener, if still a bit naive; and some of the older women in the housing projects made a habit of inviting him into their homes and cooking for him.

He looked around their apartments, keeping a log of maintenance issues, and then delivered that list to the landlords. He helped arrange meetings with city housing officials to talk about asbestos problems.

He established a tenants rights organization, founded a job-training program and led a tutoring group that prepared students for college. A collection of cartoons of the president. President Obama has proposed a jobs plan, but there's only one job the GOP wants. Now he was the most powerful politician of all — but fixing problems seemed more difficult and satisfaction more elusive.

He had yet to make progress on key campaign promises to reform education and immigration. Just this past week, his jobs bill failed to move forward in the Senate. Meanwhile, the letters kept coming. The president said he wondered whether a community organizer might have an easier time responding to them. An aide walked into the Oval Office and pointed at her watch. Our time was up. The day was almost over.

Later that night, he would sit down on his couch, open the folder and find missives from rural Arkansas and downtown Detroit, notes of inspiration and devastation. He would read all 10 letters and reply to one or two.

Sending a response still allowed him to provide one thing immediate and concrete. Nell'Himalaya indiana, 17 gennaio Posso guardare le montagne senza il desiderio di scalarle.

Quand'ero giovane le avrei volute conquistare. Ora posso lasciarmi conquistare da loro. Le montagne, come il mare, ricordano una misura di grandezza dalla quale l'uomo si sente ispirato, sollevato. Per questo siamo attratti dalle montagne. Per questo, attraverso i secoli, tantissimi uomini e donne sono venuti quassù nell'Himalaya, sperando di trovare in queste altezze le risposte che sfuggivano loro restando nelle pianure.

Era accompagnato da un discepolo, anche lui un rinunciatario. Io ci vengo, come questa volta, a cercare di mettere un po' d'ordine nella mia testa. Forse è solo la voce del buonsenso, ma è una voce vera. Le montagne sono sempre generose.

Mi regalano albe e tramonti irripetibili; il silenzio è rotto solo dai suoni della natura che lo rendono ancora più vivo. L'esistenza qui è semplicissima. Scrivo seduto sul pavimento di legno, un pannello solare alimenta il mio piccolo computer; uso l'acqua di una sorgente a cui si abbeverano gli animali del bosco - a volte anche un leopardo -, faccio cuocere riso e verdure su una bombola a gas, attento a non buttar via il fiammifero usato.

Qui tutto è all'osso, non ci sono sprechi e presto si impara a ridare valore ad ogni piccola cosa. La semplicità è un enorme aiuto nel fare ordine.

Per questo è importante, secondo me, riportare ogni problema all'essenziale. Se si pongono le domande di fondo, le risposte saranno più facili. Vogliamo eliminare le armi? Prima risolviamo la questione morale. Quella economica l'affronteremo dopo.

O vogliamo, prima ancora di provare, arrenderci al fatto che l'economia determina tutto, che ci interessa solo quel che ci è utile? Perché non cercare di cominciarne una nuova? L'idea che l'uomo possa rompere col proprio passato e fare un salto evolutivo di qualità era ricorrente nel pensiero indiano del secolo scorso.

Il momento non potrebbe essere più appropriato visto che questo homo sapiens è arrivato ora al massimo del suo potere, compreso quello di distruggere sé stesso con quelle armi che, poco sapientemente, si è creato.

Non ci sono dubbi che nel corso degli ultimi millenni abbiamo fatto enormi progessi. Siamo riusciti a volare come uccelli, a nuotare sott'acqua come pesci, andiamo sulla luna e mandiamo sonde fin su Marte.

Ora siamo persino capaci di clonare la vita. Eppure, con tutto questo progresso non siamo in pace né con noi stessi né col mondo attorno. Aria, acqua, terra e fuoco, che tutte le antiche civiltà hanno visto come gli elementi base della vita - e per questo sacri - non sono più, com'erano, capaci di autorigenerarsi naturalmente da quando l'uomo è riuscito a dominarli e a manipolarne la forza ai propri fini.

La loro sacra purezza è stata inquinata. L'equilibrio è stato rotto. Il grande progresso materiale non è andato di pari passo col nostro progresso spirituale. Da qui l'idea che l'uomo, coscientemente, inverta questa tendenza e riprenda il controllo di quello straordinario strumento che è la sua mente. Idee assurde di qualche fachiro seduto su un letto di chiodi? Queste sono idee che, in una forma o in un'altra, con linguaggi diversi, circolano da qualche tempo nel mondo.

Queste idee circolano nel mondo islamico, dilaniato fra tradizione e modernità, dove si riscopre il significato originario di jihad, che non è solo la guerra santa contro il nemico esterno, ma innanzitutto la guerra santa interiore contro gli istinti e le passioni più basse dell'uomo.

Per cui non è detto che uno sviluppo umano verso l'alto sia impossibile. Si tratta di non continuare incoscientemente nella direzione in cui siamo al momento. Questa direzione è folle, come è folle la guerra di Osama bin Laden e quella di George W. Tutti e due citano Dio, ma con questo non rendono più divini i loro massacri.

Immaginiamoci il nostro momento di ora dalla prospettiva dei nostri pronipoti. Guardiamo all'oggi dal punto di vista del domani per non doverci rammaricare poi d'aver perso una buona occasione. L'occasione è di capire una volta per tutte che il mondo è uno, che ogni parte ha il suo senso, che è possibile rimpiazzare la logica della competitività con l'etica della coesistenza, che nessuno ha ilmonopolio di nulla, che l'idea di una civiltà superiore a un'altra è solo frutto di ignoranza, che l'armonia, come la bellezza, sta nell'equilibrio degli opposti e che l'idea di eliminare uno dei due è semplicemente sacrilega.

Come sarebbe il giorno senza la notte? La vita senza la morte? Se Bush riuscisse, come ha promesso, a eliminare il Male dal mondo? Questa mania di voler ridurre tutto ad una uniformità è molto occidentale. Vivekananda, il grande mistico indiano, viaggiava alla fine dell'Ottocento negli StatiUniti per far conoscere l'induismo. Succederà anche a quello americano, tanto più se cercherà d'imporsi con la forza bruta delle sue armi, ora sofisticatissime, invece che con la forza dei valori spirituali e degli ideali originari dei suoi stessi Padri Fondatori.

I primi ad accorgersi del mio ritorno quassù sono stati due vecchi corvi che ogni mattina, all'ora di colazione, si piazzano sul deodar, l'albero di dio, un maestoso cedrodavanti a casa e gracchiano a più non posso finché non hanno avuto i resti del mio yogurt - ho imparato a farmelo - e gli ultimi chicchi di riso nella ciotola. Anche se volessi, non potrei dimenticarmi della loro presenza e di una storia che gli indiani raccontano ai bambini a proposito dei corvi.

Un signore che stava, come me, sotto unalbero nel suo giardino, un giorno non ne poté più di quel petulante gracchiare dei corvi. Ogni cosa è legata, ogni parte è l'insieme. Thich Nhat Hanh, il monaco vietnamita, lo dice bene a proposito di un tavolo, un tavolino piccolo e basso come quello su cui scrivo.

Il tavolo è qui grazie ad una infinita catena di fatti, cose e persone: Se un solo elemento di questa catena, magari il bisnonno del falegname, non fosse esistito, questo tavolino non sarebbe qui. Presto si son resi conto che anche questo ricadeva su di loro: Prima o poi, in una forma o nell'altra, il conto ci verrà presentato. O dagli uomini o dalla natura stessa.

Quassù, la sensazione che la natura ha una sua presenza psichica è fortissima. A volte, quando tutto imbacuccato contro il freddo mi fermo ad osservare, seduto su un grotto, il primo raggio di sole che accende le vette dei ghiacciai e lentamente solleva il velo dioscurità, facendo emergere catene e catene di altre montagne dal fondo lattiginoso delle valli, un'aria di immensa gioia pervade il mondo ed io stesso mi ci sento avvolto, assieme agli alberi, gli uccelli, le formiche: È il sentirsi separati da questo che ci rende infelici.

Come il sentirci divisi dai nostrisimili. Gli uni sono prigionieri, gli altri no; maStrada spera che le simili mutilazioni, le simili ferite li riavvicineranno. Il dialogo aiuta enormemente a risolvere i conflitti.

L'odio crea solo altro odio. Un cecchino palestinese uccide una donna israeliana in una macchina, gli israeliani reagiscono ammazzando due palestinesi, un palestinese si imbottisce di tritolo e va afarsi saltare in aria assieme a una decina di giovani israeliani in una pizzeria; gli israeliani mandano un elicottero a bombardare un pulmino carico di palestinesi, i palestinesi Finché son finiti tutti i palestinesi?

Ma tutto sarà inutile finché gli uni non accetteranno l'esistenza degli altri ed il loro essere eguali, finché noi non accetteremo che la violenza conduce solo ad altra violenza. Tutti assieme possiamo fare migliaia di cose. La guerra al terrorismo viene oggi usata per la militarizzazione delle nostre società, perprodurre nuove armi, per spendere più soldi per la difesa. Opponiamoci, non votiamo per chi appoggia questa politica, controlliamo dove abbiamo messo i nostri risparmi e togliamoli da qualsiasi società che abbia anche lontanamente a che fare con l'industria bellica.

Diciamo quello che pensiamo, quello che sentiamo essere vero: Parliamo di pace, introduciamo una cultura di pace nell'educazione dei giovani. Perché la storia deve essere insegnata soltanto come un'infinita sequenza di guerre e dimassacri?

Io, con tutti i miei studi occidentali, son dovuto venire in Asia per scoprire Ashoka, uno dei personaggi più straordinari dell'antichità; uno che tre secoli prima di Cristo, all'apice del suo potere, proprio dopo avere aggiunto un altro regno al suo già grande impero che si estendeva dall'India all'Asia centrale, si rende conto dell'assurdità della violenza, decide che la più grande conquista è quella del cuore dell'uomo, rinuncia alla guerra e, nelle tante lingue allora parlate nei suoi domini, fa scolpire nella pietra gli editti di questa sua etica.

Una stele di Ashoka in greco ed aramaico è stata scoperta nel a Kandahar, la capitale spirituale del mullah Omar in Afghanistan, dove ora sono accampati i marines americani. Un'altra, in cui Ashoka annuncia l'apertura di un ospedale per uomini ed uno per animali, è oggi all'ingresso del Museo Nazionale di Delhi.

Ancor più che fuori, le cause della guerra sono dentro di noi. Sono in passioni come ildesiderio, la paura, l'insicurezza, l'ingordigia, l'orgoglio, la vanità. Cominciamo a prendere le decisioniche ci riguardano e che riguardano gli altri sulla base di più moralità e meno interesse.

Facciamo più quello che è giusto, invece di quel che ci conviene. Educhiamo i figli ad essere onesti, non furbi. Alla lunga, anche questo fa una grossa differenza. È il momento di uscire allo scoperto, è il momento d'impegnarsi per i valori in cui si crede.

Una civiltà si rafforza con la sua determinazione morale molto più che con nuove armi. Soprattutto dobbiamo fermarci, prenderci tempo per riflettere, per stare in silenzio. Spesso ci sentiamo angosciati dalla vita che facciamo, come l'uomo che scappa impaurito dalla sua ombra e dal rimbombare dei suoi passi.

Più corre, più vede la sua ombra stargli dietro; più corre, più il rumore dei suoi passi si fa forte e lo turba, finché non si ferrea e si siede all'ombra di un albero.

Visti dal punto di vista del futuro, questi sono ancora i giorni in cui è possibile fare qualcosa. A volte ognuno per conto suo, a volte tutti assieme. Questa è una buona occasione. Il cammino è lungo e spesso ancora tutto da inventare. Ma preferiamo quello dell'abbrutimento che ci sta dinanzi? O quello, più breve, della nostra estinzione? Sia fuori che dentro. E sono felice di aver ri-scelto, dopo tanto girovagare, di vivere in un Paese dove la libertà di coscienza è un diritto fondamentale.

E che imparassimo, tutti, a scegliere 'amore e rispetto per noi stessi e per gli altri'. Magdi Cristiano Allam lo ha fatto. Ti scrivo pertanto da protagonista della vicenda come privato cittadino. Ieri sera mi sono convertito alla religione cristiana cattolica, rinunciando alla mia precedente fede islamica.

E ho assunto il nome cristiano più semplice ed esplicito: Per me è il giorno più bello della vita. Acquisire il dono della fede cristiana nella ricorrenza della Risurrezione di Cristo per mano del Santo Padre è, per un credente, un privilegio ineguagliabile e un bene inestimabile. A quasi 56 anni, nel mio piccolo, è un fatto storico, eccezionale e indimenticabile, che segna una svolta radicale e definitiva rispetto al passato.

Nella mia prima Pasqua da cristiano io non ho scoperto solo Gesù, ho scoperto per la prima volta il vero e unico Dio, che è il Dio della Fede e Ragione. Parallelamente la Provvidenza mi ha fatto incontrare delle persone cattoliche praticanti di buona volontà che, in virtù della loro testimonianza e della loro amicizia, sono diventate man mano un punto di riferimento sul piano della certezza della verità e della solidità dei valori. Sua Santità ha lanciato un messaggio esplicito e rivoluzionario a una Chiesa che finora è stata fin troppo prudente nella conversione dei musulmani, astenendosi dal fare proselitismo nei Paesi a maggioranza islamica e tacendo sulla realtà dei convertiti nei Paesi cristiani.

La paura di non poter tutelare i convertiti di fronte alla loro condanna a morte per apostasia e la paura delle rappresaglie nei confronti dei cristiani residenti nei Paesi islamici.

Ma ci sono anche migliaia di musulmani convertiti al cristianesimo che sono costretti a celare la loro nuova fede per paura di essere assassinati dagli estremisti islamici che si annidano tra noi.

Ebbene mi auguro che dal gesto storico del Papa e dalla mia testimonianza traggano il convincimento che è arrivato il momento di uscire dalle tenebre dalle catacombe e di affermare pubblicamente la loro volontà di essere pienamente se stessi. Se non saremo in grado qui in Italia, nella culla del cattolicesimo, a casa nostra, di garantire a tutti la piena libertà religiosa, come potremmo mai essere credibili quando denunciamo la violazione di tale libertà altrove nel mondo?

Prego Dio affinché questa Pasqua speciale doni la risurrezione dello spirito a tutti i fedeli in Cristo che sono stati finora soggiogati dalla paura.

Basta con la paura e la violenza!! Magdi Allam ha incontrato per i suoi reportage tanti ex islamici convertiti al cristianesimo, che tengono nascosta la loro fede. Con il suo gesto e le sue parole ha voluto dire che dobbiamo essere noi stessi, senza paura. Il rispetto della libertà religiosa è la cartina tornasole, la misura di verità di una autentica civiltà: La storia di una donna del Sud abusata dal branco e condannata dal paese: Le case basse del paese premono l'una sull'altra e le voci rimbalzano tra i muri e i coppi.

Subito dopo si frantumano e si infilano sotto la porta. Invadono le strade e divengono vento. Anna preme i palmi delle mani sulle orecchie. Quegli occhi dietro gli scuri. Quei tre uomini fermi nella piazza, sotto la pensilina. La donna sui gradini della chiesa. Il camionista accanto alla statua della madonnina. Quella ragazza alla fontana. I vicini di casa. I passeggeri della littorina che arranca sui binari della Calabro-Lucana.

Il Cristo all'ingresso del paese. L'auto frena sotto le finestre. Le porte si chiudono. San Martino di Taurianova. Oggi ha ventiquattro anni e vive sotto scorta.

Io La mia camera ha due lettini, il mio e quello di mia sorella. Oltre i letti c'è solo l'armadio. Un piccolo televisore e lo stereo sono su una mensola, perché non c'è lo spazio per un altro mobile.

Le nostre foto sono appese alle pareti. È una camera molto piccola. Poi ci sono la cucina e la stanza di mia madre e mio padre. Mia madre si chiama Aurora. E va a fare le pulizie in casa della gente. La pagano cinque euro all'ora.

Mio padre lavora nei campi, raccoglie arance a Rosarno. E quando non ci sono le arance da raccogliere fa il carrozziere, ma a nero, cioè lui lavora e il cliente lo paga, ma non ha un'officina sua. Mio padre quando va a lavorare nei campi si alza alle cinque del mattino. E ci alziamo tutti, anche io e mia madre, per rispetto. La nostra è una casa popolare. Il bagno ha la doccia al centro del muro di fronte alla porta, con il pavimento inclinato per far scivolare via l'acqua.

Quando ti lavi si bagna tutto, perché non ci sono tende o pareti. Ma mia madre è fissata con la pulizia. E se sulle mattonelle rimangono le goccioline, che poi fanno le macchie di calcare, urla.

Eccola, la mia casa. La cucina, due stanze, un bagnetto e una finestra, quella della mia camera, che non posso aprire. Anche se volessi camminare per tenere a bada i pensieri e la paura, non potrei.

Ora a pregare non ci riesco più. Non faccio la spesa. Non vado al mare. Non ho più bisogni. So solo che non voglio fuggire.

Non è colpa mia. Ora ho tanto tempo in casa. Ho solo il mio passato. Perché non posso uscire di casa? Se provassi a spiegarvelo non capireste. Posso partire dal principio, da quando ero una ragazzina e tutti mi chiamavano "la bambolina".

Avevo le gote sorridenti e gli occhi allegri. Ho le lentiggini sul nasino e un viso smorfiosetto e dolce proprio come una bambola. Un neo al centro della guancia sinistra. E poi sono bassa. Sono alta un metro E io ci credevo. Questa è la storia di una puttana che aveva tredici anni. Questa è la mia storia. Non è facile scriverla. Decidete ora se volete continuare a sapere. Da quando tutti mi chiamavano "la bambola".

Oggi faccio Splash sul mio divano. Mi fa compagnia un libro recentemente acquistato a Zena: E' un libro molto molto molto interessante, almeno per me The proper level of analysis of a psychological function is "the level at which that function is represented in the brain.

The brain systems associated with the generation of emotions are similar in all higher animals. Function of emotional systems in an animal with the capacity for conscious awareness gives rise to conscious emotions--or feelings. The conscious "feelings" we have about emotions are only interpretations of real processes and are not reliable indictors in scientific study.

Human interpretations of the causes and meaning of emotions are often totally incorrect. This theme is identified by LeDoux as "hard to swallow" for many people. With the emotional feelings and responses as indicators, objectively measurable indicators can be used to study the underlying physical brain mechanisms.

Conscious feelings are "states of consciousness" and are, thus, perceptions of underlying brain activity. Emotions are not conscious. They "happen to us. Conversely, emotions can "flood" consciousness. The human brain is wired so that the connections of emotional systems to the cognitive brain circuits are stronger and more numerous than those from the cognitive systems to the emotional systems.

Once they occur, emotions become powerful motivators. Mental problems and disorders reflect a breakdown of emotional order. Mental health is primarily achieved through attention to emotional hygiene, not just cognitive processes. Derek Denton avanza un'ipotesi nuova su questo tema antico e dibattuto: L'ipotesi si basa sull'osservazione del comportamento di svariati animali - dagli elefanti che vanno in cerca di sale nelle grotte del Kenya alle tattiche di caccia dei polpi, dalla danza delle api alla capacità dei pesci di sentire dolore - e su studi di neuroimaging effettuati con soggetti umani, i cui risultati rivelano come siano le aree cerebrali ancestrali a rivestire un ruolo dominante nell'organizzazione delle emozioni primordiali.

Anche attraverso il confronto delle proprie tesi con quelle di altri illustri scienziati, Derek Denton delinea la teoria secondo cui le emozioni primordiali , oltre a giocare un ruolo primario negli stati di coscienza , costituiscono il fondamento della varietà di sensazioni e sentimenti tipicamente umani. Tra le sue pubblicazioni, The Hunger for Salt.

Consciousness and Self-Awareness in Humans and Animals To understand what is happening in the brain in the moment you decide, at will, to summon to consciousness a passage of Mozart's music, or decide to take a deep breath, is like trying to "catch a phantom by the tail". Consciousness remains that most elusive of all human phenomena - one so mysterious, one that even our highly developed knowledge of brain function can only partly explain. This book is unique in tracing the origins of consciousness.

It takes the investigation back many years in an attempt to uncover just how consciousness might have first emerged.

Consciousness did not develop suddenly in humans - it evolved gradually. In 'The Primordial Emotions' , Derek Denton , a world renowned expert on animal instinct and a leader in integrative physiology, investigates the evolution of consciousness. Central to the book is the idea that the primal emotions - elements of instinctive behaviour - were the first dawning of consciousness.

Throughout he examines instinctive behaviours, such as hunger for air, hunger for minerals, thirst, and pain, arguing that the emotions elicited from these behaviours and desire for gratification culminated in the first conscious states. To develop the theory he looks at behaviour at different levels of the evolutionary tree, for example of octopuses, fish, snakes, birds, and elephants.

Coupled with findings from neuroimaging studies, and the viewpoints on consciousness from some of the key figures in philosophy and neuroscience, the book presents an accessible and groundbreaking new look at the problem of consciousness. Could it be that something so 'primitive' as thirst was the impetus? Professor Derek Denton, founding director of the famed Florey Institute in Melbourne has written a new book on this idea. The implications are profound.

Né definiamo mente molte altre funzioni complicatissime del nostro cervello come quelle di seguire con lo sguardo un uccello in volo o di portarsi un cucchiaio alla bocca. Oggi è molto diversa considerazione che le neuroscienze hanno delle emozioni: Tuttavia, la corteccia cingolata anteriore e le altri parti del sistema limbico non operano in modo isolato, ma sono funzionalmente interconnesse con le aree cerebrali superiori LeDoux ; Heilman Per le ragioni sovraesposte le emozioni sono funzioni biologiche che si sono evolute per permettere agli esseri viventi di sopravvivere in un ambiente ostile e di riprodursi.

A queste domande LeDoux risponde sostenendo che in tutti gli animali la paura del predatore, scatenata da un segnale di pericolo, provoca subito alcune reazioni fisiologiche che portano alla fuga o alla paralisi dei movimenti.

Le emozioni consistono in un insieme di risposte chimiche e neurali, che formano uno schema pattern. Questa è la chiave per comprendere la distinzione operata tra sentimento ed emozione, che non costituiscono dei termini intercambiabili Damasio , , Infatti, con il termine sentimento si designa qualcosa di privato, interno, psicologicamente successivo nel set di cambiamenti che avvengono nel cervello e nel corpo, per i quali si usa invece il termine emozione. Ma sapere che abbiamo un dato sentimento, si verifica solo dopo aver costruito le rappresentazioni di secondo ordine necessarie alla core consciousness.

Damasio definisce queste tracce marcatori somatici: Emozioni di base — come gioia, sorpresa, interesse, rilassamento, eccitazione, paura, rabbia, tristezza — compaiono in ogni individuo precocemente e si manifestano con espressioni facciali tipiche.

Dunque, lo stato emotivo e la funzione riflessiva della figura primaria di relazione sono fattori importanti nello sviluppo emotivo del bambino, come aveva già affermato Freud.

Ci sono sempre più evidenze empiriche che le interazioni emozionali tra il bambino e il primary caregiver influenzano non solo lo sviluppo delle capacità cognitive e di rappresentazione, ma anche la maturazione di parti del cervello che presiedono alla consapevolezza e alla regolazione delle emozioni Pally Alle origini delle emozioni, , tr. Il cervello, la mente e il passato, tr.

Einaudi, , Torino. Published by Harper Collins. Your corporation wants someone who's fearless, charismatic, and full of new ideas. Candidate X is charming, smart, and has all the right answers to your questions.

We'd like to think that if we met someone who was completely without conscience -- someone who was capable of doing anything at all if it served his or her purposes -- we would recognize it. But in reality, many psychopaths just want money, or power, or fame, or simply a nice car. Psychopaths are described as incapable of empathy, guilt, or loyalty to anyone but themselves; still, spotting a psychopath isn't easy.

Babiak, an industrial and organizational psychologist, and Hare Without Conscience , creator of the standard tool for diagnosing psychopathology, present a study of the psychopath in the corporate landscape. A common description of psychopathology states that subjects "know the words but not the music;" Babiak and Hare state that "a clever psychopath can present such a well-rounded picture of a perfect job candidate that even seasoned interviewers" can be fooled.

Clear and complete, this is a handy overview for managers and HR, with enough "self-defense" techniques to help coworkers from getting bit. Researchers Paul Babiak and Robert Hare have long studied psychopaths. Hare, the author of Without Conscience, is a world-renowned expert on psychopathy,. Recently the two came together to study how psychopaths operate in corporations,.

Babiak, an industrial and organizational psychologist, and Hare, the creator of the standard tool for diagnosing psychopathy, explore the infiltration into today's corporations by psychopaths, or those with destructive personality characteristics that are invisible to many with whom they interact. Their skilled manipulation begins with a perfect interview, as they are attractive job applicants who are confident and charming. They often flourish in fast-paced, changing industries with widespread uncertainty and can inflict considerable damage.

Babiak and Hare explain in nontechnical language and real-world case studies how to protect employees and the company from these individuals who take advantage of organizational systems and processes, exploit communication weaknesses, and promote interpersonal conflicts. Babiak and Hare observe, "Companies accelerate their hiring practices to attract, hire, and retain new, high-potential talent before their competitors do.

Gone are the days of the painstaking vetting process. Competition is fierce and qualified candidates few. All rights reserved --This text refers to an out of print or unavailable edition of this title. They found that it's exactly the modern, open, more flexible corporate world, in which high risks can equal high profits, that attracts psychopaths. They may enter as rising stars and corporate saviors, but all too soon they're abusing the trust of colleagues, manipulating supervisors, and leaving the workplace in shambles.

One way to detect psychopats is to start boycotting ties, because also Psychopaths are wearing them gladly. And so eventually only the people that are left wearing them, are in most cases psychopats. Another way is just let them wave at you. The things that are the hardest for psychopaths are things like universal languge we all learn as a kid. You learn to wave, and wave the same in all occasions. Look at politicians waving! They're able to play the empathy game, but without the feelings involved.

It's like an empty shell. The core of empathy -- being in tune with the feelings of somebody else -- seems to be completely lacking. They are like aliens among us. John Stanley and David Loy. The human brain often functions as a "believing organ. There is evidence that many beliefs are largely subconscious in nature. That does not stop us inventing conscious explanations for them.

We rationalize, defend and fight for our beliefs -- often as if our identity depended upon it. And often it does. If some new reality challenges our mental map, our understanding of it will usually be limited by our old beliefs.

Evidently human ideologies provided some evolutionary advantage in the past. But the enormous evolutionary crisis we are now facing requires rapid creative adaptation to unprecedented realities.

The believing organ is being challenged as never before. Defying the unprecedented frequency of extreme weather events occurring worldwide -- incAt the outset of the 21st century, the dominant institution is not government but business corporations, which have learned how to manipulate the democratic process.

These legal entities have an insatiable appetite for profit and work to undermine any limitations on their power to pursue it. A prime example was the recent U. Supreme Court decision to permit unlimited corporate cash donations to political campaigns. They attacked environmental regulations across the board and cut the budget of the Environmental Protection Agency which they also threatened to abolish. They organized witch-hunts of eminent climate scientists , reminiscent of the McCarthy hearings in the s.

With this act of political "shock and awe," Big Carbon forced its agenda down the throat of the world's most powerful country. Although climate science shows clearly that extracting and burning the remaining fossil fuels will make global warming irreversible within a decade , such corporations are still determined to direct all political discourse and decisions to bolster their own record profits.

How can they get away with making our world un-liveable? Many people say they cannot understand how the corporate executives concerned can ignore the ecological tragedy that is unfolding for their own children and grandchildren. They are sacrificing the future of the biosphere for short-term profit.

Like de Waal's psychopaths, they seem to lack the core of empathy that 99 percent of us take for granted. This suggests an obvious question: Does lack of empathy make it easier to climb to the top of the corporate ladder?

Zero Empathy, Institutionalized Over a decade ago, the psychiatrist Robert Hare evaluated corporate behaviour toward society and the world by applying standard diagnostic criteria to the business practices of these so-called "legal persons. This finding came a few years after evolutionary biologist Edward Wilson wrote an insightful essay on the global ecological crisis, titled "Is Humanity Suicidal?

Research by Simon Baron-Cohen and colleagues has more recently identified the circuit in our brain that generates spontaneous empathy for others' feelings. Unsurprisingly, it is underactive in individuals who commit acts of cruelty.

Unfeeling cruelty toward others has traditionally been called "evil. As the power of corporate institutions has increased, so has that of its ideology -- economic theory, which continues to exalt the beneficial nature of "the free market. Empathy erosion toward future human generations has become an acceptable norm.

Di fatto non stai bene comunque e perdi dei pezzi di vita tua; pezzi dolorosi, ma anche pezzi che è un peccato buttare via e che un giorno potresti rimpiangere. In realtà si impegna e con successo a costruire una rabbia difensiva e fa questo proprio per non sentire il dolore e misurarsi con il suo pianto. La verità scomoda è che Antonio ha cominciato a sentire il suo dolore, quello che lo accompagna da sempre; ha capito benissimo che solo integrando quella sofferenza reale ha ritrovato se stesso e si è liberato di una buona parte dei farmaci.

Per ritrovarsi del tutto deve accettare quel dolore senza condizioni. Questo è il punto, non il non farcela o il timore di piangere come una sorgente delle Dolomiti. Le persone vivono molto al di sotto delle loro potenzialità di godere, di esprimersi, di agire creativamente, costruttivamente. Limitano considerevolmente il proprio piacere e la possibilità di rendere felici le persone che amano. Alle rinunce inevitabili, determinate dalle necessità di sopravvivenza, dalla convivenza sociale, dai limiti personali, dalla debolezza fisica, aggiungono moltissime rinunce determinate da precise scelte personali che sembrano non aver ragioni, ma che le persone stesse si sforzano di giustificare.

Ho superato brillantemente due esami, ma credo di aver avuto fortuna. Non mi sento di dare il prossimo esame perché penso di non riuscire a mantenere la media. Si accontentano di spiegazioni che non spiegano nulla. Non sanno perché agiscono e non sopportano di non saperlo. E le risposte giuste sono sempre dolorose. Sintomi e comportamenti bizzarri coprono cose sacre di una vita sacra. Atteggiamenti del tutto irrazionali coprono veri disastri personali che non possono più nuocere, ma fanno ancora paura.

Sono importanti perché esprimono un aspetto della persona che contribuisce a rendere quella persona la persona unica che è. Nella vita quotidiana i comportamenti difensivi degli altri che costituiscono delle aggressioni vanno combattuti, ma nei rapporti di coppia o di amicizia anche le aggressioni non possono essere semplicemente combattute perché in tali rapporti non è presente il desiderio di essere lasciati in pace, ma il desiderio di essere accettati e amati.

La lotta ha senso con estranei distruttivi, ma non con le persone che amiamo o che ci amano pur essendo distruttive. Nei rapporti intimi la lotta, la rabbia e la squalificazione non hanno mai una giustificazione su un piano di realtà.

Stanno vivendo in termini difensivi se non agiscono razionalmente e con sentimenti comprensibili, ma anche se stanno fuggendo, fuggono da qualcosa di autentico che da qualche parte hanno sfiorato e temono di sentire.

Le piccole azioni, quindi sono quasi sempre grandi cose perché sono pezzi di vita e hanno un senso nel contesto di una storia personale unica. Infatti le piccole azioni sono sempre importanti, ma azioni simili compiute da persone diverse non hanno lo stesso significato.

Le persone possono dare valore alla vita guardando con simpatia un gatto che va a spasso per la campagna e non dare alcun valore alla vita straparlando di ecologia e provando solo rabbia per la società tecnologica. Possono giocare con un bambino per amore o per sentirsi dei bravi genitori.

I piccoli gesti sono tessere di un mosaico più grande. Questo serve per morire senza rimpianti. Tradiscono anche gli altri perché danno ai loro cari meno importanza che alle loro paure. Purtroppo, la psicoterapia è nata proprio in seguito ad una curiosità di questo tipo. Vite reali incasellate ed etichettate per sembrare comprensibili e non essere davvero comprese. Le persone vivono e fanno cose. Le persone sentono il desiderio o il bisogno di agire in certi modi e solo loro possono sapere per quale ragione.

Noi analisti o psicoterapeuti non abbiamo il diritto di stabilirlo una volta per tutte, ma possiamo vedere con le persone in questione se le ragioni che dichiarano sono plausibili. Forse per ragioni che non sono valide oggi, ma che sono state buone ragioni in passato. Dopo Freud la psicoterapia è andata avanti ignorando le speculazioni sulla pulsionalità e sul triangolo edipico, ma ha trovato altre cause per disturbi psicologici errori cognitivi, carenze affettive, ecc.

La psicoterapia è diventata la razionalizzazione ufficiale della normalità proprio delimitando il ghetto delle patologie da diagnosticare e curare. Ha allargato il ghetto creando spazio per disturbi nuovi, disturbi di personalità meno specifici, patologie relazionali, ecc.

In questa logica di tipo medico sono rimaste tabù le domande sulle attribuzioni di valore alla vita quotidiana, sul rapporto fra singole azioni e progetti di vita e su tutte le scelte normalmente distruttive compiute da persone normali riconosciute come normali da altre persone normalmente distruttive.

Se il capo di un governo ammazza un figlio è considerato un criminale, ma se dichiara una guerra e fa morire diecimila figli di altre persone è considerato un grande statista perché la guerra interessa tutte le persone normali che lo hanno eletto.

Tratta i sintomi che il mondo dei normali quello dei governanti, dei cittadini, dei preti e delle persone normalmente incazzate, depresse o piene di sensi di colpa vuole isolare. Per questo fanno di tutto per stabilire norme adatte a istituire la psicoterapia come strumento di diagnosi e cura delle patologie e come strumento di conferma scientifica della normalità. Per legge non si chiede che gli psicoterapeuti siano capaci di amare, di piangere, di godersi la vita, ma che siano capaci di etichettare un ossessivo e di non etichettare un generale che vuole seminare morti per portare al suo governo un barile di petrolio.

A mio avviso, le radici profonde delle idee più comuni sulla realtà, sulle azioni umane e sulle scelte personali stanno nelle convinzioni che le persone hanno costruito nei primi anni di vita. Queste considerazioni ci portano ad una conclusione poco confortante: Per questo motivo, sulle questioni fondamentali il confronto intellettuale e il dialogo personale non possono modificare le tendenze distruttive delle persone.

Il confronto con il dolore temuto non rende le persone più razionali, dato che le persone sono in grado di ragionare anche quando evitano di esercitare le loro capacità critiche. Aiuta le persone a vivere esprimendo le loro potenzialità e a morire con la consapevolezza di aver vissuto la vita che volevano vivere e non di aver vissuto per non sentire, per non sapere o per dimenticare. I bambini non hanno un dialogo interno. Gradualmente diventano autocoscienti, capaci di parlare, di interagire e infine di parlare con se stessi.

I bambini non tollerano la solitudine e proprio per non fare questa esperienza nelle sue varianti più lievi o più drammatiche attivano le difese psicologiche. Il bambino che soffre da solo, si chiude, si distacca, si confonde, si scinde, si dissocia e comunque evita il contatto con il dolore. Gli adulti che non hanno un buon dialogo interno non hanno avuto un buon dialogo esterno e attivando modalità difensive sono riuscite a non restare in contatto con il dolore.

Si dicono poche cose e in genere si dicono cose poco confortanti. Tale accettazione instaura il dialogo interno che caratterizza il funzionamento psicologico adulto. In analisi si cerca di portare le persone a parlare a se stesse del loro dolore. Se abbiamo paura di piangere e accettare il nostro dolore, come possiamo pensare che le persone care siano vulnerabili e da trattare con cura? Rifiuteremmo le aggressioni, le forme di sfruttamento o le svalutazioni, ma sempre distinguendo le azioni dalle persone che agiscono.

Sapendo ed accettando che possiamo sbagliare potremmo sempre tener presente che gli altri sono persone e sono persone delicate e preziose anche se sbagliano e se sbagliano nei nostri confronti.

Sono qualità che emergono naturalmente nella misura in cui diventiamo consapevoli della nostra vita interiore, dei nostri sentimenti profondi, della nostra sofferenza, della nostra felicità e quindi della nostra ricchezza interiore.

Scoprono quindi di avere una vita interiore più ricca e appassionante di quella che si permettevano di sentire e cominciano a considerare anche gli altri come delle persone e non solo come degli oggetti da sfruttare o da respingere o da temere. Il lavoro analitico, se viene svolto positivamente, non libera le persone dal dolore, ma dalla paura del dolore. Rende quindi superflue le difese che, se vengono comprese e analizzate, vengono consapevolmente abbandonate dalle persone.

Il progetto inconscio di vivere per non soffrire, divenuto conscio e valutato come distruttivo e non necessario, viene sostituito dal progetto di vivere per esprimere le potenzialità personali. In questa prospettiva le persone possono arrivare alla morte non solo con il dolore di una grande perdita, ma anche con la sensazione di aver costruito una preziosa storia personale.

Normalmente le persone macinano pensieri depressivi, sensazioni di colpevolezza, rancori, idee vittimistiche accompagnate da una sorda rabbia diffusa. Normalmente le persone sognano di essere felici in modi illusori o sognano di rendersi abbastanza infelici da meritare qualche felicità. Normalmente le persone sprecano i loro sentimenti e svalutano chi nonostante tutto le ama.

La vita è a mio avviso più bella che brutta, ma le persone sono capaci di renderla più brutta del necessario. Le difese psicologiche seminano più sofferenze dei virus o delle tempeste.

Hanno quindi bisogno di capire che hanno agito e pensato irrazionalmente per paura. Solo con questa consapevolezza possono chiarire di cosa hanno paura e verificare che possono superare quella paura. La vita è sempre oggi e oggi abbiamo bisogno del nostro dolore per fare amicizia con noi stessi, per fare pace con le nostre mancanze e per superare il nostro antico senso di mancanza.

Il percorso analitico non cura nessuna malattia, ma aiuta solo a volersi bene, a voler bene e a rinunciare alle pretese e alle illusioni. Vous semblez vous préparer méthodiquement à votre candidature comme premier ministre un jour! C'est tout à votre honneur d'étudier et d'élargir vos horizons. Continuez dans cette voie! Je pense que notre prochain grand leader aura besoin de plusieurs qualité pour nous sortir du marasme actuel: Impartialité, humanité, connaissances approfondies, être un VRAI leader, donner l'exemple, rassembleur, etc.

Nous touchons un point capital pour le Québec ici: Trop de gens pensent que le leadership c'est de décider pour les autres et d'imposer de force ses visions. Cette façon de faire les choses de même que le désintéressement du confort et des besoins humains en général est à l'origine de "la vie de fou" que nous vivons présentement. Faut dire aussi que le concept de responsabilité est pratiquement inexistant. On écrase le petit et on lui presse le citron tant qu'on peut: Il ne peut pas se défendre alors profitons-en Pendant ce temps, le riches de ce monde deviennent de plus en plus riches l'argent sort de où au juste???

Ils n'en ont jamais assez ces psychopathes. Pendant ce temps, les politiciens battent des records d'impopularité et ne semble pas réaliser quelle est leur mission et les gestes qu'ils devraient poser. Au lieu de cela, on se vote des augmentations de salaire bien au dessus de l'indice du coût de la vie ce qu'on impose aux autres , on se promène en limousine, on s'affuble du tître de "très honorable", on se vote des pensions à vie, on coupe dans l'exécution des jugements des petites créance, on nomme des copains "à la poche" un peu partout dans des postes affublés de hauts salaires, on se promène partout sur la planète à courir les partys pour toutes sortes de raisons, etc Boisclair, si vous cultivez vos aptitudes présentement, n'oubliez jamais que le jour où vous vous présenterez comme leader de la société Québecoise, qu'il vous faudra présenter vos idées et vos actions de façon équitable et SURTOUT donner l'exemple.

Les gens auront toujours de la difficulté à accepter des impôts supplémentaires ou des demandes d'efforts si ceux qui demandent font le contraire. Je suis un universitaire qui a les yeux ouverts. Je sais que nos voisins du sud et aussi les requins de notre société profitent largement de la faiblesse de l'humain et de son amour de l'argent relié à la peur d'en manquer et au pouvoir de projection. Ils profitent de la dépendance psychologique acheter la grosse maison, le gros "char", etc.. Oui, à voir nos pseudo-leaders, on voit très bien tout ça.

Et vous devriez aussi écouter le documentaire "La Corporation". Aussi, je vous conseille le livre de Ricardo Semler "Maverick". Tant qu'à y être, lisez donc le poême "Speak White", vous en retirerez peut-être une choses que la mojorité de la classe dirigeante ne possède pas Et de grâce, qu'on implante le concept de responsabilité!

Le métro de Laval, les sempiternelles études du CHUM, le régistre des armes, les commandites, le Stade Olympique, etc la liste est longue On a a plein notre "cass"! À quand un gouvernement qui arrêtera de se chercher des raisons pour donner aux "copains"??? À quand la priorité sur le bien-être de l'humain et de la planète?

SVP, emmenez l'idée de taxer fortement les produits polluants! Et empêchez les Thomas Mulcair de cette planète de donner notre eau et nos ressources aux États-Uniens ou à n'importe qui d'autre. Le peuple québécois a eu assez de claques sans qu'on s'en donne nous-même Faudrait bien que notre prochain leader en soit un VRAI.

Quelqu'un qui fera passer le bien-être collectif avant son intérêt personnel et celui de son parti. Quelqu'un qui saura entraîner les Québécois sur un projet collectif précis et articulé. Quelqu'un qui convaincra tout le monde de tirer dans la même direction. Quelqu'un qui taxera les biens de consommations selon la pollution que génère leur production. Quelqu'un qui pourra mettre un coût une taxe sur les activités qui posent préjudice à l'humain et à la planète.

Tant que ces coûts seront absents, les compagnies lire personnes morales psychopathes vont continuer de tuer la planète et faire souffrir une grande partie des humains. Il est certain que le comportement irresponsable des institutions religieuses et de certains gouvernement sur le surpeuplement n'aide pas On peut difficilement souscrire à un projet souveraineté par exemple en ne basant les raisons que sur la langue et la culture ou même par dépit du gouvernement fédéral.

Avec cette façon de faire, on obtiendra toujours divison et inconfort diviser pour mieux régner qu'il disait! Il faut fonder un projet sur des raisons plus nobles et plus pratiques. Signer un chèque en blanc à quelque gouvernement que ce soit est impensable: Présentement, la façon de se conduire du gouvernement est hodieuse et pitoyable.

On nous prend pour des imbéciles en nous donnant des bonbons insignifiants en façade pour ensuite user de moyens détournés comme augmenter les tarifs d'électricité pour finalement se ramasser avec une hausse d'impôt déguisée. Ça écoeure le monde et ça augmente notre mépris envers les politicien. Voici où conduisent les promesses électorales irresponsables. Voici où conduisent les faux dialogues et les faux débats.

Et les petits partis qui ne sont pas invités aux débats peuvent avoir des bonnes idées soit dit en passant Et SVP, que le gouvernement fasse preuve de plus d'ouverture et qu'il consulte le peuple sur les dossiers fondamentaux.

Ce n'est pas parce qu'on est élu que tout ce qu'on fait est légitime. C'est encore un autre point qui attise la haine envers les politiciens.

Oui il faut se dépêcher d'agir à cause de ce qui s'en vient: Le vieillissement de la population et la dénatalité vont miner notre qualité de vie si nous n'agissont pas de façon responsable maintenant. Et la dette du Québec devra être adressée. Le gouvernement devra aussi contrer le gaspillage et la maladie des "projets gonflables". Le peuple est déjà en train de se dire que le CHUM va probablement encore nous coûter 10 fois le prix pour engresser les copains Tout ça au lieu d'être content d'un grand projet au Québec.

J'ai travaillé pour une société d'état pendant plusieurs années, je sais de quoi je parle Boisclair et je nous souhaite que vous deveniez le grand leader dont nous avons tant besoin! Si jamais vous vous approchez du pouvoir, vous devrez être capable de calmer vos troupe et de les rendre plus pragmatiques. Vous devrez aussi convaincre les requins de laisser vivre un tout petit peu les "petits poissons".

Pas besoin d'avoir des milliards en banque pour être heureux mais ça prend cependant un minimum pour vivre Je crois que la population peut suivre son leader si tout le monde sans exception est mis à contribution de façon équitable. J'espère que vous apprendrez la vraie signification de mot "leader". Every night just before bed, he read 10 letters pulled from the 20, that Americans sent to him each day.

The notes reminded him of why he wanted to be president, he liked to say. He called them his most intimate link to the people he governed. Gone were the post-inaugural thank you notes. People wrote because their problems demanded immediate attention, and yet the process of governing the nation was so slow that Obama sometimes felt powerless to help them.

Many other times, he had forwarded letters to government agencies or Cabinet secretaries after attaching a standard, handwritten note that read: I had learned firsthand that people tended to write to the president when their circumstances turned dire, sealing a prayer into an envelope as a matter of last resort. Months after these people wrote to the president, when I mentioned their letters to Obama, he remembered the details of their lives.

Their letters had shaped his speeches and informed his policies, but it was their personal stories that stuck with him.

He became familiar with many of the same issues that would flood his mail 25 years later: He was skinny and boyish, a good listener, if still a bit naive; and some of the older women in the housing projects made a habit of inviting him into their homes and cooking for him. He looked around their apartments, keeping a log of maintenance issues, and then delivered that list to the landlords.

He helped arrange meetings with city housing officials to talk about asbestos problems. He established a tenants rights organization, founded a job-training program and led a tutoring group that prepared students for college. A collection of cartoons of the president. President Obama has proposed a jobs plan, but there's only one job the GOP wants. Now he was the most powerful politician of all — but fixing problems seemed more difficult and satisfaction more elusive. He had yet to make progress on key campaign promises to reform education and immigration.

Just this past week, his jobs bill failed to move forward in the Senate. Meanwhile, the letters kept coming. The president said he wondered whether a community organizer might have an easier time responding to them. An aide walked into the Oval Office and pointed at her watch. Our time was up. The day was almost over. Later that night, he would sit down on his couch, open the folder and find missives from rural Arkansas and downtown Detroit, notes of inspiration and devastation.

He would read all 10 letters and reply to one or two. Sending a response still allowed him to provide one thing immediate and concrete. Nell'Himalaya indiana, 17 gennaio Posso guardare le montagne senza il desiderio di scalarle. Quand'ero giovane le avrei volute conquistare.

Ora posso lasciarmi conquistare da loro. Le montagne, come il mare, ricordano una misura di grandezza dalla quale l'uomo si sente ispirato, sollevato. Per questo siamo attratti dalle montagne. Per questo, attraverso i secoli, tantissimi uomini e donne sono venuti quassù nell'Himalaya, sperando di trovare in queste altezze le risposte che sfuggivano loro restando nelle pianure.

Era accompagnato da un discepolo, anche lui un rinunciatario. Io ci vengo, come questa volta, a cercare di mettere un po' d'ordine nella mia testa. Forse è solo la voce del buonsenso, ma è una voce vera. Le montagne sono sempre generose. Mi regalano albe e tramonti irripetibili; il silenzio è rotto solo dai suoni della natura che lo rendono ancora più vivo. L'esistenza qui è semplicissima. Scrivo seduto sul pavimento di legno, un pannello solare alimenta il mio piccolo computer; uso l'acqua di una sorgente a cui si abbeverano gli animali del bosco - a volte anche un leopardo -, faccio cuocere riso e verdure su una bombola a gas, attento a non buttar via il fiammifero usato.

Qui tutto è all'osso, non ci sono sprechi e presto si impara a ridare valore ad ogni piccola cosa. La semplicità è un enorme aiuto nel fare ordine. Per questo è importante, secondo me, riportare ogni problema all'essenziale. Se si pongono le domande di fondo, le risposte saranno più facili. Vogliamo eliminare le armi? Prima risolviamo la questione morale. Quella economica l'affronteremo dopo. O vogliamo, prima ancora di provare, arrenderci al fatto che l'economia determina tutto, che ci interessa solo quel che ci è utile?

Perché non cercare di cominciarne una nuova? L'idea che l'uomo possa rompere col proprio passato e fare un salto evolutivo di qualità era ricorrente nel pensiero indiano del secolo scorso. Il momento non potrebbe essere più appropriato visto che questo homo sapiens è arrivato ora al massimo del suo potere, compreso quello di distruggere sé stesso con quelle armi che, poco sapientemente, si è creato.

Non ci sono dubbi che nel corso degli ultimi millenni abbiamo fatto enormi progessi. Siamo riusciti a volare come uccelli, a nuotare sott'acqua come pesci, andiamo sulla luna e mandiamo sonde fin su Marte. Ora siamo persino capaci di clonare la vita. Eppure, con tutto questo progresso non siamo in pace né con noi stessi né col mondo attorno. Aria, acqua, terra e fuoco, che tutte le antiche civiltà hanno visto come gli elementi base della vita - e per questo sacri - non sono più, com'erano, capaci di autorigenerarsi naturalmente da quando l'uomo è riuscito a dominarli e a manipolarne la forza ai propri fini.

La loro sacra purezza è stata inquinata. L'equilibrio è stato rotto. Il grande progresso materiale non è andato di pari passo col nostro progresso spirituale. Da qui l'idea che l'uomo, coscientemente, inverta questa tendenza e riprenda il controllo di quello straordinario strumento che è la sua mente. Idee assurde di qualche fachiro seduto su un letto di chiodi? Queste sono idee che, in una forma o in un'altra, con linguaggi diversi, circolano da qualche tempo nel mondo. Queste idee circolano nel mondo islamico, dilaniato fra tradizione e modernità, dove si riscopre il significato originario di jihad, che non è solo la guerra santa contro il nemico esterno, ma innanzitutto la guerra santa interiore contro gli istinti e le passioni più basse dell'uomo.

Per cui non è detto che uno sviluppo umano verso l'alto sia impossibile. Si tratta di non continuare incoscientemente nella direzione in cui siamo al momento. Questa direzione è folle, come è folle la guerra di Osama bin Laden e quella di George W. Tutti e due citano Dio, ma con questo non rendono più divini i loro massacri. Immaginiamoci il nostro momento di ora dalla prospettiva dei nostri pronipoti.

Guardiamo all'oggi dal punto di vista del domani per non doverci rammaricare poi d'aver perso una buona occasione. L'occasione è di capire una volta per tutte che il mondo è uno, che ogni parte ha il suo senso, che è possibile rimpiazzare la logica della competitività con l'etica della coesistenza, che nessuno ha ilmonopolio di nulla, che l'idea di una civiltà superiore a un'altra è solo frutto di ignoranza, che l'armonia, come la bellezza, sta nell'equilibrio degli opposti e che l'idea di eliminare uno dei due è semplicemente sacrilega.

Come sarebbe il giorno senza la notte? La vita senza la morte? Se Bush riuscisse, come ha promesso, a eliminare il Male dal mondo? Questa mania di voler ridurre tutto ad una uniformità è molto occidentale. Vivekananda, il grande mistico indiano, viaggiava alla fine dell'Ottocento negli StatiUniti per far conoscere l'induismo.

Succederà anche a quello americano, tanto più se cercherà d'imporsi con la forza bruta delle sue armi, ora sofisticatissime, invece che con la forza dei valori spirituali e degli ideali originari dei suoi stessi Padri Fondatori. I primi ad accorgersi del mio ritorno quassù sono stati due vecchi corvi che ogni mattina, all'ora di colazione, si piazzano sul deodar, l'albero di dio, un maestoso cedrodavanti a casa e gracchiano a più non posso finché non hanno avuto i resti del mio yogurt - ho imparato a farmelo - e gli ultimi chicchi di riso nella ciotola.

Anche se volessi, non potrei dimenticarmi della loro presenza e di una storia che gli indiani raccontano ai bambini a proposito dei corvi. Un signore che stava, come me, sotto unalbero nel suo giardino, un giorno non ne poté più di quel petulante gracchiare dei corvi. Ogni cosa è legata, ogni parte è l'insieme. Thich Nhat Hanh, il monaco vietnamita, lo dice bene a proposito di un tavolo, un tavolino piccolo e basso come quello su cui scrivo. Il tavolo è qui grazie ad una infinita catena di fatti, cose e persone: Se un solo elemento di questa catena, magari il bisnonno del falegname, non fosse esistito, questo tavolino non sarebbe qui.

Presto si son resi conto che anche questo ricadeva su di loro: Prima o poi, in una forma o nell'altra, il conto ci verrà presentato. O dagli uomini o dalla natura stessa. Quassù, la sensazione che la natura ha una sua presenza psichica è fortissima. A volte, quando tutto imbacuccato contro il freddo mi fermo ad osservare, seduto su un grotto, il primo raggio di sole che accende le vette dei ghiacciai e lentamente solleva il velo dioscurità, facendo emergere catene e catene di altre montagne dal fondo lattiginoso delle valli, un'aria di immensa gioia pervade il mondo ed io stesso mi ci sento avvolto, assieme agli alberi, gli uccelli, le formiche: È il sentirsi separati da questo che ci rende infelici.

Come il sentirci divisi dai nostrisimili. Gli uni sono prigionieri, gli altri no; maStrada spera che le simili mutilazioni, le simili ferite li riavvicineranno. Il dialogo aiuta enormemente a risolvere i conflitti.

L'odio crea solo altro odio. Un cecchino palestinese uccide una donna israeliana in una macchina, gli israeliani reagiscono ammazzando due palestinesi, un palestinese si imbottisce di tritolo e va afarsi saltare in aria assieme a una decina di giovani israeliani in una pizzeria; gli israeliani mandano un elicottero a bombardare un pulmino carico di palestinesi, i palestinesi Finché son finiti tutti i palestinesi?

Ma tutto sarà inutile finché gli uni non accetteranno l'esistenza degli altri ed il loro essere eguali, finché noi non accetteremo che la violenza conduce solo ad altra violenza. Tutti assieme possiamo fare migliaia di cose. La guerra al terrorismo viene oggi usata per la militarizzazione delle nostre società, perprodurre nuove armi, per spendere più soldi per la difesa.

Opponiamoci, non votiamo per chi appoggia questa politica, controlliamo dove abbiamo messo i nostri risparmi e togliamoli da qualsiasi società che abbia anche lontanamente a che fare con l'industria bellica. Diciamo quello che pensiamo, quello che sentiamo essere vero: Parliamo di pace, introduciamo una cultura di pace nell'educazione dei giovani.

Perché la storia deve essere insegnata soltanto come un'infinita sequenza di guerre e dimassacri? Io, con tutti i miei studi occidentali, son dovuto venire in Asia per scoprire Ashoka, uno dei personaggi più straordinari dell'antichità; uno che tre secoli prima di Cristo, all'apice del suo potere, proprio dopo avere aggiunto un altro regno al suo già grande impero che si estendeva dall'India all'Asia centrale, si rende conto dell'assurdità della violenza, decide che la più grande conquista è quella del cuore dell'uomo, rinuncia alla guerra e, nelle tante lingue allora parlate nei suoi domini, fa scolpire nella pietra gli editti di questa sua etica.

Una stele di Ashoka in greco ed aramaico è stata scoperta nel a Kandahar, la capitale spirituale del mullah Omar in Afghanistan, dove ora sono accampati i marines americani. Un'altra, in cui Ashoka annuncia l'apertura di un ospedale per uomini ed uno per animali, è oggi all'ingresso del Museo Nazionale di Delhi. Ancor più che fuori, le cause della guerra sono dentro di noi. Sono in passioni come ildesiderio, la paura, l'insicurezza, l'ingordigia, l'orgoglio, la vanità.

Cominciamo a prendere le decisioniche ci riguardano e che riguardano gli altri sulla base di più moralità e meno interesse. Facciamo più quello che è giusto, invece di quel che ci conviene. Educhiamo i figli ad essere onesti, non furbi. Alla lunga, anche questo fa una grossa differenza.

È il momento di uscire allo scoperto, è il momento d'impegnarsi per i valori in cui si crede. Una civiltà si rafforza con la sua determinazione morale molto più che con nuove armi. Soprattutto dobbiamo fermarci, prenderci tempo per riflettere, per stare in silenzio. Spesso ci sentiamo angosciati dalla vita che facciamo, come l'uomo che scappa impaurito dalla sua ombra e dal rimbombare dei suoi passi.

Più corre, più vede la sua ombra stargli dietro; più corre, più il rumore dei suoi passi si fa forte e lo turba, finché non si ferrea e si siede all'ombra di un albero. Visti dal punto di vista del futuro, questi sono ancora i giorni in cui è possibile fare qualcosa.

A volte ognuno per conto suo, a volte tutti assieme. Questa è una buona occasione. Il cammino è lungo e spesso ancora tutto da inventare. Ma preferiamo quello dell'abbrutimento che ci sta dinanzi? O quello, più breve, della nostra estinzione? Sia fuori che dentro. But as the field starts to grow, some worry that it could become just another fad. Issue 35 May Page By: Appreciation, apprehension, defensiveness, inadequacy, intimidation, resentment.

Twenty midlevel executives at American Express Financial Advisors are gathered in a room at a conference center outside Minneapolis. Each has been asked to try to convey a specific emotion -- by reading a particular statement aloud. The challenge for listeners is to figure out which emotion each speaker is trying to evoke. It seems like a relatively straightforward exercise but only a fraction of the group comes anywhere close to correctly identifying speakers' emotions.

Her comment prompts a discussion about the difficulty in the workplace of finding a balance between reasonable openness and respectful discretion. I don't want to be unsympathetic, but it makes me very uncomfortable,". But I'm not really sure how to get the message across. Conversations like that one, focusing on the importance of emotions in the workplace , are occurring with greater frequency in all kinds of American companies.

Inside American Express, training sessions on emotional competence take place at the Minneapolis facility several dozen times a year. An unlikely pioneer in the field of emotional competence, AmEx launched its first experimental program in An eight-hour version of the course is now required of all of its new financial advisers, who help clients with money management. During a four-day workshop, 20 participants are introduced to a range of topics that comprise an emotional-competence curriculum , including such fundamental skills as self-awareness, self-control, reframing, and self-talk.

Much of that material represents new territory for these businesspeople. Most attendees of these emotional-competence workshops are compelled to learn a new language for one simple reason: They're visiting a foreign land. Over the past 50 years, large companies have embraced a business dictum that told workers to check their emotions at the door.

A legacy from the days of "The Organization Man" and "The Man in the Gray Flannel Suit," this never-spoken but widely shared policy reflected the sensibility that frowned on employees who brought messy emotions and troubling personal issues to work. Employees, for their part, complied with that prevailing mind-set. Until recently, the workplace was dominated by male employees -- and most of them were just as eager as their employers were to avoid the ambiguous complications and unexplored terrain of personal feelings.

One notable exception to that tacit pact occurred in the s and early s, when the influence of the human-potential movement prompted a brief corporate romance with such experiential techniques as sensitivity training and encounter groups. But those approaches lacked the rigor to endure. Before long, business got back to business.

A backlash set in, and the focus returned to no-nonsense training methods that were highly quantifiable, happily free of emotions, and demonstrably able to produce results that would show up on the bottom line. Today, more than 20 years later, companies in a variety of industries are once again exploring the role of emotions in business. This renewed interest in self-awareness is, in part, the result of the rising corporate power of baby boomers. The increasing presence of women in the workplace and the higher comfort level they bring to the territory of emotions have also nudged companies in this direction.

And the arrival of the new economy has made companies realize that what they need from their workers goes beyond hands, bodies, and eight-hour days. While the field of emotional competence appears to have emerged overnight,. In , Reuven Bar-On, 56, a psychologist who practices in Israel, first coined the term "emotional quotient," or EQ.

I became interested in the basic differences between people who are more or less emotionally and socially effective in various parts of their lives -- in their families, with their partners, in the workplace -- and those who aren't. He then developed a tool that assessed strengths or deficits, based on those factors. A diminutive, bearded man with a genial style, Bar-On, now a research fellow at Haifa University, is a meticulous researcher who has gathered more scientifically validated data worldwide about emotional intelligence than anyone in his field has.

His work has recently focused on developing EQ "profiles," which reveal the specific competencies that characterize high performers in a range of professions. In , he launched the EQI, a self-administered test designed to assess specific emotional competencies.

But if Bar-On pioneered the field , Daniel Goleman, 54, formerly a behavioral- and brain-sciences writer for the "New York Times," brought it to popular attention. Drawing on the work of two academic psychologists, John D. The book became an instant best-seller -- with more than 5 million copies in print worldwide -- and sparked inevitable criticism from Mayer and Salovey, who believed that Goleman distorted their work and made sweeping claims about the benefits of emotional intelligence.

Goleman has gone on to advance the case for emotional competence in the workplace. He published a second book, "Working with Emotional Intelligence" Bantam, , aimed specifically at businesspeople. He then authored two articles for the " Harvard Business Review. Later, he began working with the Hay Group, a Philadelphia-based consulting firm that specializes in human-resource issues, to deliver emotional-intelligence training.

All of this should come as welcome news to residents of the new economy. Companies can continue to give top priority to financial performance -- but many now also realize that technical and intellectual skills are only part of the equation for success.

A growing number of organizations are now convinced that people's ability to understand and to manage their emotions improves their performance, their collaboration with colleagues, and their interaction with customers.

After decades of businesses seeing "hard stuff" and "soft stuff" as separate domains, emotional competence may now be a way to close that breach and to produce a unified view of workplace performance. But like other good ideas that started in psychology and later found new applications in business, emotional competence is confronting the challenge of its own sudden popularity. Increasingly, emotional competence is being sold as a solution to each of the categories for which companies have training budgets, from leadership to motivation to leveraging diversity -- competencies that are emotional only by the most ambitious of stretches.

The emerging field has sparked the almost inevitable scramble to cash in on the spreading claims of its potential applications. As emotional competence grows in application, so do the questions.

Are these new dimensions of emotional competence genuine and verifiable categories? Can they be effectively taught and measurably improved? And what is the risk that emotional competence will veer badly off course and end as the next short-lived fad? In fact, the company launched its program in as a possible solution to a simple business problem that defied a logical solution. More than two-thirds of American Express clients were declining to buy life insurance, even though their financial profiles suggested a need for it.

Jim Mitchell, then president of IDS, American Express's Minneapolis-based insurance division, commissioned a skunk-works team to analyze the problem and to develop a way to make life insurance more compelling to clients. The team's findings took the company in an unexpected direction. The problem, the team discovered, wasn't with AmEx's product -- or even with its cost. Put simply, the problem was emotional.

Using a technique called " emotional resonance ," the team identified the underlying feelings that were driving client decisions. But the team's second finding proved the clincher: The company's financial advisers were experiencing their own emotional issues. The result was a vicious cycle. When clients expressed negative feelings, advisers had been trained to press harder. But this hard-sell approach only exacerbated clients' emotional conflicts, increasing their discomfort and distrust. In turn, advisers experienced more distress, stemming from their mandate to apply high-pressure tactics, which made them feel unethical.

Ultimately, they became reluctant to try to sell life insurance at all. At the same time, interviews with AmEx's most-successful advisers revealed that they took a very different approach to their jobs. They tended to take the perspective of their clients, which enabled them to forge trusting relationships. They were also more connected to their own core values and motivations for selling insurance in the first place.

Perhaps most important, they were more aware of their own feelings, better able to manage those feelings, and more resilient in the face of disappointment. One group of financial advisers received 12 hours of training to help them understand their emotions better, while the other group received no training and served as the control.

The training, called Focus on Coping Under Stress , was relatively brief -- only 12 hours -- and relatively narrow in design. It used techniques to increase AmEx salespeople's awareness of their emotions, gave them tools to change negative emotions into positive ones, offered ways to rehearse mentally before stressful events, and provided a way to identify deeper personal values that motivated them at work.

At the end of the study, Cannon's team compared the sales results of the two groups: In addition, the trained group, in contrast to the control group, showed significant improvement in coping capacity, as measured on standardized psychological tests.

Advisers, in short, had become more emotionally competent. After Cannon's team made adjustments to the program, including recasting it as emotional-competence training, a second, more-detailed project was launched to assess sales results. The group that participated in the more-detailed study improved its sales by While Cannon's group quickly acknowledged that the sample was too small to be statistically significant, the results did suggest that even a modest, short-term program aimed at teaching "soft skills" could have a noticeable impact on the bottom line.

AmEx disbanded its skunk-works team in , but Cannon, convinced that the group was on to something important, found a new source of support in Doug Lennick, 47, now an executive vice president of American Express Financial Advisors.

With the clean-cut, boyish looks of a high-school class president, Lennick had built his reputation at AmEx as a superstar salesman. Long before he learned about Cannon's program, Lennick had become something of a Stephen Covey-type figure in his own organization, spreading the word about self-improvement techniques and eventually writing up his ideas in two, short, folksy books published locally in Minneapolis: For all of his salesman's pithy aphorisms and upbeat exhortations, Lennick was also interested in people's interior lives -- and specifically in the role that emotions play.

An emotionally competent person performs better under pressure. With Lennick's support, Cannon gathered several colleagues and six outside psychologists to develop longer versions of the initial training. The focus broadened from improving people's coping capacity to training people in the skills of emotional self-awareness, emotional self-management, and emotional connection with others. Lennick, in turn, mandated that all newly hired financial advisers receive an eight-hour version of the program as part of their job training.

Since , more than 5, new advisers have had the training, and an additional "high potential" managers from other parts of AmEx have voluntarily enrolled in the full five-day course. Cannon, who left American Express a year ago and now licenses emotional-intelligence training to corporations like Motorola, as well as to individuals, is modest but firm in her claims about the program that she helped to create.

They come out seeing the world differently. For men, who are often talking about emotions for the first time, it opens a window. They finally understand what their mothers and sisters and wives have been talking about all these years when they say, ' You don't communicate with me ,' and 'You never tell me what you're feeling. It is a timeless question without a simple answer.

Based on interviews with more than 40 top leaders, the authors. And some of the harshest crucible experiences illuminate a hidden and suppressed area of the soul for instance, episodes of illness or violence. But, luckily, not all crucible experiences are traumatic. They can involve a positive, if deeply challenging, experience such as having a demanding boss or mentor. So, how do leaders cope and learn from these difficult situations?

Any leader —Obama, Bush, Clinton, et al— faces challenges. Eventually most face crisis and while the magnitude varies the result is the same: It behooves any leader to study crisis management before he or she is put to the test. History is replete with examples of leaders who have faced crisis and how they ultimately prevailed or failed.

E sono felice di aver ri-scelto, dopo tanto girovagare, di vivere in un Paese dove la libertà di coscienza è un diritto fondamentale. E che imparassimo, tutti, a scegliere 'amore e rispetto per noi stessi e per gli altri'. Magdi Cristiano Allam lo ha fatto.

Ti scrivo pertanto da protagonista della vicenda come privato cittadino. Ieri sera mi sono convertito alla religione cristiana cattolica, rinunciando alla mia precedente fede islamica.

E ho assunto il nome cristiano più semplice ed esplicito: Per me è il giorno più bello della vita. Acquisire il dono della fede cristiana nella ricorrenza della Risurrezione di Cristo per mano del Santo Padre è, per un credente, un privilegio ineguagliabile e un bene inestimabile. A quasi 56 anni, nel mio piccolo, è un fatto storico, eccezionale e indimenticabile, che segna una svolta radicale e definitiva rispetto al passato.

Nella mia prima Pasqua da cristiano io non ho scoperto solo Gesù, ho scoperto per la prima volta il vero e unico Dio, che è il Dio della Fede e Ragione.

Parallelamente la Provvidenza mi ha fatto incontrare delle persone cattoliche praticanti di buona volontà che, in virtù della loro testimonianza e della loro amicizia, sono diventate man mano un punto di riferimento sul piano della certezza della verità e della solidità dei valori.

Sua Santità ha lanciato un messaggio esplicito e rivoluzionario a una Chiesa che finora è stata fin troppo prudente nella conversione dei musulmani, astenendosi dal fare proselitismo nei Paesi a maggioranza islamica e tacendo sulla realtà dei convertiti nei Paesi cristiani. La paura di non poter tutelare i convertiti di fronte alla loro condanna a morte per apostasia e la paura delle rappresaglie nei confronti dei cristiani residenti nei Paesi islamici.

Ma ci sono anche migliaia di musulmani convertiti al cristianesimo che sono costretti a celare la loro nuova fede per paura di essere assassinati dagli estremisti islamici che si annidano tra noi.

Ebbene mi auguro che dal gesto storico del Papa e dalla mia testimonianza traggano il convincimento che è arrivato il momento di uscire dalle tenebre dalle catacombe e di affermare pubblicamente la loro volontà di essere pienamente se stessi. Se non saremo in grado qui in Italia, nella culla del cattolicesimo, a casa nostra, di garantire a tutti la piena libertà religiosa, come potremmo mai essere credibili quando denunciamo la violazione di tale libertà altrove nel mondo?

Prego Dio affinché questa Pasqua speciale doni la risurrezione dello spirito a tutti i fedeli in Cristo che sono stati finora soggiogati dalla paura.

Basta con la paura e la violenza!! Magdi Allam ha incontrato per i suoi reportage tanti ex islamici convertiti al cristianesimo, che tengono nascosta la loro fede.

Con il suo gesto e le sue parole ha voluto dire che dobbiamo essere noi stessi, senza paura. Il rispetto della libertà religiosa è la cartina tornasole, la misura di verità di una autentica civiltà: La storia di una donna del Sud abusata dal branco e condannata dal paese: Le case basse del paese premono l'una sull'altra e le voci rimbalzano tra i muri e i coppi. Subito dopo si frantumano e si infilano sotto la porta.

Invadono le strade e divengono vento. Anna preme i palmi delle mani sulle orecchie. Quegli occhi dietro gli scuri. Quei tre uomini fermi nella piazza, sotto la pensilina. La donna sui gradini della chiesa. Il camionista accanto alla statua della madonnina.

Quella ragazza alla fontana. I vicini di casa. I passeggeri della littorina che arranca sui binari della Calabro-Lucana. Il Cristo all'ingresso del paese. L'auto frena sotto le finestre. Le porte si chiudono. San Martino di Taurianova. Oggi ha ventiquattro anni e vive sotto scorta. Io La mia camera ha due lettini, il mio e quello di mia sorella.

Oltre i letti c'è solo l'armadio. Un piccolo televisore e lo stereo sono su una mensola, perché non c'è lo spazio per un altro mobile. Le nostre foto sono appese alle pareti. È una camera molto piccola. Poi ci sono la cucina e la stanza di mia madre e mio padre. Mia madre si chiama Aurora.

E va a fare le pulizie in casa della gente. La pagano cinque euro all'ora. Mio padre lavora nei campi, raccoglie arance a Rosarno. E quando non ci sono le arance da raccogliere fa il carrozziere, ma a nero, cioè lui lavora e il cliente lo paga, ma non ha un'officina sua. Mio padre quando va a lavorare nei campi si alza alle cinque del mattino. E ci alziamo tutti, anche io e mia madre, per rispetto.

La nostra è una casa popolare. Il bagno ha la doccia al centro del muro di fronte alla porta, con il pavimento inclinato per far scivolare via l'acqua. Quando ti lavi si bagna tutto, perché non ci sono tende o pareti. Ma mia madre è fissata con la pulizia. E se sulle mattonelle rimangono le goccioline, che poi fanno le macchie di calcare, urla.

Eccola, la mia casa. La cucina, due stanze, un bagnetto e una finestra, quella della mia camera, che non posso aprire. Anche se volessi camminare per tenere a bada i pensieri e la paura, non potrei.

Ora a pregare non ci riesco più. Non faccio la spesa. Non vado al mare. Non ho più bisogni. So solo che non voglio fuggire. Non è colpa mia. Ora ho tanto tempo in casa. Ho solo il mio passato. Perché non posso uscire di casa? Se provassi a spiegarvelo non capireste. Posso partire dal principio, da quando ero una ragazzina e tutti mi chiamavano "la bambolina".

Avevo le gote sorridenti e gli occhi allegri. Ho le lentiggini sul nasino e un viso smorfiosetto e dolce proprio come una bambola. Un neo al centro della guancia sinistra.

E poi sono bassa. Sono alta un metro E io ci credevo. Questa è la storia di una puttana che aveva tredici anni.

Questa è la mia storia. Non è facile scriverla. Decidete ora se volete continuare a sapere. Da quando tutti mi chiamavano "la bambola". Oggi faccio Splash sul mio divano. Mi fa compagnia un libro recentemente acquistato a Zena: E' un libro molto molto molto interessante, almeno per me The proper level of analysis of a psychological function is "the level at which that function is represented in the brain.

The brain systems associated with the generation of emotions are similar in all higher animals. Function of emotional systems in an animal with the capacity for conscious awareness gives rise to conscious emotions--or feelings. The conscious "feelings" we have about emotions are only interpretations of real processes and are not reliable indictors in scientific study.

Human interpretations of the causes and meaning of emotions are often totally incorrect. This theme is identified by LeDoux as "hard to swallow" for many people. With the emotional feelings and responses as indicators, objectively measurable indicators can be used to study the underlying physical brain mechanisms. Conscious feelings are "states of consciousness" and are, thus, perceptions of underlying brain activity.

Emotions are not conscious. They "happen to us. Conversely, emotions can "flood" consciousness. The human brain is wired so that the connections of emotional systems to the cognitive brain circuits are stronger and more numerous than those from the cognitive systems to the emotional systems.

Once they occur, emotions become powerful motivators. Mental problems and disorders reflect a breakdown of emotional order. Mental health is primarily achieved through attention to emotional hygiene, not just cognitive processes. Derek Denton avanza un'ipotesi nuova su questo tema antico e dibattuto: L'ipotesi si basa sull'osservazione del comportamento di svariati animali - dagli elefanti che vanno in cerca di sale nelle grotte del Kenya alle tattiche di caccia dei polpi, dalla danza delle api alla capacità dei pesci di sentire dolore - e su studi di neuroimaging effettuati con soggetti umani, i cui risultati rivelano come siano le aree cerebrali ancestrali a rivestire un ruolo dominante nell'organizzazione delle emozioni primordiali.

Anche attraverso il confronto delle proprie tesi con quelle di altri illustri scienziati, Derek Denton delinea la teoria secondo cui le emozioni primordiali , oltre a giocare un ruolo primario negli stati di coscienza , costituiscono il fondamento della varietà di sensazioni e sentimenti tipicamente umani.

Tra le sue pubblicazioni, The Hunger for Salt. Consciousness and Self-Awareness in Humans and Animals To understand what is happening in the brain in the moment you decide, at will, to summon to consciousness a passage of Mozart's music, or decide to take a deep breath, is like trying to "catch a phantom by the tail".

Consciousness remains that most elusive of all human phenomena - one so mysterious, one that even our highly developed knowledge of brain function can only partly explain.

This book is unique in tracing the origins of consciousness. It takes the investigation back many years in an attempt to uncover just how consciousness might have first emerged. Consciousness did not develop suddenly in humans - it evolved gradually. In 'The Primordial Emotions' , Derek Denton , a world renowned expert on animal instinct and a leader in integrative physiology, investigates the evolution of consciousness.

Central to the book is the idea that the primal emotions - elements of instinctive behaviour - were the first dawning of consciousness. Throughout he examines instinctive behaviours, such as hunger for air, hunger for minerals, thirst, and pain, arguing that the emotions elicited from these behaviours and desire for gratification culminated in the first conscious states.

To develop the theory he looks at behaviour at different levels of the evolutionary tree, for example of octopuses, fish, snakes, birds, and elephants. Coupled with findings from neuroimaging studies, and the viewpoints on consciousness from some of the key figures in philosophy and neuroscience, the book presents an accessible and groundbreaking new look at the problem of consciousness.

On peut difficilement souscrire à un projet souveraineté par exemple en ne basant les raisons que sur la langue et la culture ou même par dépit du gouvernement fédéral. Avec cette façon de faire, on obtiendra toujours divison et inconfort diviser pour mieux régner qu'il disait! Il faut fonder un projet sur des raisons plus nobles et plus pratiques. Signer un chèque en blanc à quelque gouvernement que ce soit est impensable: Présentement, la façon de se conduire du gouvernement est hodieuse et pitoyable.

On nous prend pour des imbéciles en nous donnant des bonbons insignifiants en façade pour ensuite user de moyens détournés comme augmenter les tarifs d'électricité pour finalement se ramasser avec une hausse d'impôt déguisée. Ça écoeure le monde et ça augmente notre mépris envers les politicien. Voici où conduisent les promesses électorales irresponsables. Voici où conduisent les faux dialogues et les faux débats. Et les petits partis qui ne sont pas invités aux débats peuvent avoir des bonnes idées soit dit en passant Et SVP, que le gouvernement fasse preuve de plus d'ouverture et qu'il consulte le peuple sur les dossiers fondamentaux.

Ce n'est pas parce qu'on est élu que tout ce qu'on fait est légitime. C'est encore un autre point qui attise la haine envers les politiciens. Oui il faut se dépêcher d'agir à cause de ce qui s'en vient: Le vieillissement de la population et la dénatalité vont miner notre qualité de vie si nous n'agissont pas de façon responsable maintenant. Et la dette du Québec devra être adressée. Le gouvernement devra aussi contrer le gaspillage et la maladie des "projets gonflables".

Le peuple est déjà en train de se dire que le CHUM va probablement encore nous coûter 10 fois le prix pour engresser les copains Tout ça au lieu d'être content d'un grand projet au Québec. J'ai travaillé pour une société d'état pendant plusieurs années, je sais de quoi je parle Boisclair et je nous souhaite que vous deveniez le grand leader dont nous avons tant besoin!

Si jamais vous vous approchez du pouvoir, vous devrez être capable de calmer vos troupe et de les rendre plus pragmatiques. Vous devrez aussi convaincre les requins de laisser vivre un tout petit peu les "petits poissons". Pas besoin d'avoir des milliards en banque pour être heureux mais ça prend cependant un minimum pour vivre Je crois que la population peut suivre son leader si tout le monde sans exception est mis à contribution de façon équitable.

J'espère que vous apprendrez la vraie signification de mot "leader". Every night just before bed, he read 10 letters pulled from the 20, that Americans sent to him each day. The notes reminded him of why he wanted to be president, he liked to say. He called them his most intimate link to the people he governed.

Gone were the post-inaugural thank you notes. People wrote because their problems demanded immediate attention, and yet the process of governing the nation was so slow that Obama sometimes felt powerless to help them.

Many other times, he had forwarded letters to government agencies or Cabinet secretaries after attaching a standard, handwritten note that read: I had learned firsthand that people tended to write to the president when their circumstances turned dire, sealing a prayer into an envelope as a matter of last resort.

Months after these people wrote to the president, when I mentioned their letters to Obama, he remembered the details of their lives. Their letters had shaped his speeches and informed his policies, but it was their personal stories that stuck with him. He became familiar with many of the same issues that would flood his mail 25 years later: He was skinny and boyish, a good listener, if still a bit naive; and some of the older women in the housing projects made a habit of inviting him into their homes and cooking for him.

He looked around their apartments, keeping a log of maintenance issues, and then delivered that list to the landlords. He helped arrange meetings with city housing officials to talk about asbestos problems. He established a tenants rights organization, founded a job-training program and led a tutoring group that prepared students for college.

A collection of cartoons of the president. President Obama has proposed a jobs plan, but there's only one job the GOP wants. Now he was the most powerful politician of all — but fixing problems seemed more difficult and satisfaction more elusive.

He had yet to make progress on key campaign promises to reform education and immigration. Just this past week, his jobs bill failed to move forward in the Senate. Meanwhile, the letters kept coming. The president said he wondered whether a community organizer might have an easier time responding to them. An aide walked into the Oval Office and pointed at her watch. Our time was up. The day was almost over. Later that night, he would sit down on his couch, open the folder and find missives from rural Arkansas and downtown Detroit, notes of inspiration and devastation.

He would read all 10 letters and reply to one or two. Sending a response still allowed him to provide one thing immediate and concrete. Nell'Himalaya indiana, 17 gennaio Posso guardare le montagne senza il desiderio di scalarle. Quand'ero giovane le avrei volute conquistare. Ora posso lasciarmi conquistare da loro.

Le montagne, come il mare, ricordano una misura di grandezza dalla quale l'uomo si sente ispirato, sollevato. Per questo siamo attratti dalle montagne. Per questo, attraverso i secoli, tantissimi uomini e donne sono venuti quassù nell'Himalaya, sperando di trovare in queste altezze le risposte che sfuggivano loro restando nelle pianure. Era accompagnato da un discepolo, anche lui un rinunciatario.

Io ci vengo, come questa volta, a cercare di mettere un po' d'ordine nella mia testa. Forse è solo la voce del buonsenso, ma è una voce vera. Le montagne sono sempre generose. Mi regalano albe e tramonti irripetibili; il silenzio è rotto solo dai suoni della natura che lo rendono ancora più vivo. L'esistenza qui è semplicissima. Scrivo seduto sul pavimento di legno, un pannello solare alimenta il mio piccolo computer; uso l'acqua di una sorgente a cui si abbeverano gli animali del bosco - a volte anche un leopardo -, faccio cuocere riso e verdure su una bombola a gas, attento a non buttar via il fiammifero usato.

Qui tutto è all'osso, non ci sono sprechi e presto si impara a ridare valore ad ogni piccola cosa. La semplicità è un enorme aiuto nel fare ordine. Per questo è importante, secondo me, riportare ogni problema all'essenziale. Se si pongono le domande di fondo, le risposte saranno più facili. Vogliamo eliminare le armi?

Prima risolviamo la questione morale. Quella economica l'affronteremo dopo. O vogliamo, prima ancora di provare, arrenderci al fatto che l'economia determina tutto, che ci interessa solo quel che ci è utile?

Perché non cercare di cominciarne una nuova? L'idea che l'uomo possa rompere col proprio passato e fare un salto evolutivo di qualità era ricorrente nel pensiero indiano del secolo scorso. Il momento non potrebbe essere più appropriato visto che questo homo sapiens è arrivato ora al massimo del suo potere, compreso quello di distruggere sé stesso con quelle armi che, poco sapientemente, si è creato.

Non ci sono dubbi che nel corso degli ultimi millenni abbiamo fatto enormi progessi. Siamo riusciti a volare come uccelli, a nuotare sott'acqua come pesci, andiamo sulla luna e mandiamo sonde fin su Marte. Ora siamo persino capaci di clonare la vita. Eppure, con tutto questo progresso non siamo in pace né con noi stessi né col mondo attorno.

Aria, acqua, terra e fuoco, che tutte le antiche civiltà hanno visto come gli elementi base della vita - e per questo sacri - non sono più, com'erano, capaci di autorigenerarsi naturalmente da quando l'uomo è riuscito a dominarli e a manipolarne la forza ai propri fini. La loro sacra purezza è stata inquinata. L'equilibrio è stato rotto. Il grande progresso materiale non è andato di pari passo col nostro progresso spirituale.

Da qui l'idea che l'uomo, coscientemente, inverta questa tendenza e riprenda il controllo di quello straordinario strumento che è la sua mente. Idee assurde di qualche fachiro seduto su un letto di chiodi? Queste sono idee che, in una forma o in un'altra, con linguaggi diversi, circolano da qualche tempo nel mondo. Queste idee circolano nel mondo islamico, dilaniato fra tradizione e modernità, dove si riscopre il significato originario di jihad, che non è solo la guerra santa contro il nemico esterno, ma innanzitutto la guerra santa interiore contro gli istinti e le passioni più basse dell'uomo.

Per cui non è detto che uno sviluppo umano verso l'alto sia impossibile. Si tratta di non continuare incoscientemente nella direzione in cui siamo al momento. Questa direzione è folle, come è folle la guerra di Osama bin Laden e quella di George W. Tutti e due citano Dio, ma con questo non rendono più divini i loro massacri.

Immaginiamoci il nostro momento di ora dalla prospettiva dei nostri pronipoti. Guardiamo all'oggi dal punto di vista del domani per non doverci rammaricare poi d'aver perso una buona occasione. L'occasione è di capire una volta per tutte che il mondo è uno, che ogni parte ha il suo senso, che è possibile rimpiazzare la logica della competitività con l'etica della coesistenza, che nessuno ha ilmonopolio di nulla, che l'idea di una civiltà superiore a un'altra è solo frutto di ignoranza, che l'armonia, come la bellezza, sta nell'equilibrio degli opposti e che l'idea di eliminare uno dei due è semplicemente sacrilega.

Come sarebbe il giorno senza la notte? La vita senza la morte? Se Bush riuscisse, come ha promesso, a eliminare il Male dal mondo? Questa mania di voler ridurre tutto ad una uniformità è molto occidentale. Vivekananda, il grande mistico indiano, viaggiava alla fine dell'Ottocento negli StatiUniti per far conoscere l'induismo. Succederà anche a quello americano, tanto più se cercherà d'imporsi con la forza bruta delle sue armi, ora sofisticatissime, invece che con la forza dei valori spirituali e degli ideali originari dei suoi stessi Padri Fondatori.

I primi ad accorgersi del mio ritorno quassù sono stati due vecchi corvi che ogni mattina, all'ora di colazione, si piazzano sul deodar, l'albero di dio, un maestoso cedrodavanti a casa e gracchiano a più non posso finché non hanno avuto i resti del mio yogurt - ho imparato a farmelo - e gli ultimi chicchi di riso nella ciotola. Anche se volessi, non potrei dimenticarmi della loro presenza e di una storia che gli indiani raccontano ai bambini a proposito dei corvi.

Un signore che stava, come me, sotto unalbero nel suo giardino, un giorno non ne poté più di quel petulante gracchiare dei corvi. Ogni cosa è legata, ogni parte è l'insieme. Thich Nhat Hanh, il monaco vietnamita, lo dice bene a proposito di un tavolo, un tavolino piccolo e basso come quello su cui scrivo.

Il tavolo è qui grazie ad una infinita catena di fatti, cose e persone: Se un solo elemento di questa catena, magari il bisnonno del falegname, non fosse esistito, questo tavolino non sarebbe qui. Presto si son resi conto che anche questo ricadeva su di loro: Prima o poi, in una forma o nell'altra, il conto ci verrà presentato.

O dagli uomini o dalla natura stessa. Quassù, la sensazione che la natura ha una sua presenza psichica è fortissima. A volte, quando tutto imbacuccato contro il freddo mi fermo ad osservare, seduto su un grotto, il primo raggio di sole che accende le vette dei ghiacciai e lentamente solleva il velo dioscurità, facendo emergere catene e catene di altre montagne dal fondo lattiginoso delle valli, un'aria di immensa gioia pervade il mondo ed io stesso mi ci sento avvolto, assieme agli alberi, gli uccelli, le formiche: È il sentirsi separati da questo che ci rende infelici.

Come il sentirci divisi dai nostrisimili. Gli uni sono prigionieri, gli altri no; maStrada spera che le simili mutilazioni, le simili ferite li riavvicineranno. Il dialogo aiuta enormemente a risolvere i conflitti. L'odio crea solo altro odio. Un cecchino palestinese uccide una donna israeliana in una macchina, gli israeliani reagiscono ammazzando due palestinesi, un palestinese si imbottisce di tritolo e va afarsi saltare in aria assieme a una decina di giovani israeliani in una pizzeria; gli israeliani mandano un elicottero a bombardare un pulmino carico di palestinesi, i palestinesi Finché son finiti tutti i palestinesi?

Ma tutto sarà inutile finché gli uni non accetteranno l'esistenza degli altri ed il loro essere eguali, finché noi non accetteremo che la violenza conduce solo ad altra violenza.

Tutti assieme possiamo fare migliaia di cose. La guerra al terrorismo viene oggi usata per la militarizzazione delle nostre società, perprodurre nuove armi, per spendere più soldi per la difesa.

Opponiamoci, non votiamo per chi appoggia questa politica, controlliamo dove abbiamo messo i nostri risparmi e togliamoli da qualsiasi società che abbia anche lontanamente a che fare con l'industria bellica. Diciamo quello che pensiamo, quello che sentiamo essere vero: Parliamo di pace, introduciamo una cultura di pace nell'educazione dei giovani. Perché la storia deve essere insegnata soltanto come un'infinita sequenza di guerre e dimassacri?

Io, con tutti i miei studi occidentali, son dovuto venire in Asia per scoprire Ashoka, uno dei personaggi più straordinari dell'antichità; uno che tre secoli prima di Cristo, all'apice del suo potere, proprio dopo avere aggiunto un altro regno al suo già grande impero che si estendeva dall'India all'Asia centrale, si rende conto dell'assurdità della violenza, decide che la più grande conquista è quella del cuore dell'uomo, rinuncia alla guerra e, nelle tante lingue allora parlate nei suoi domini, fa scolpire nella pietra gli editti di questa sua etica.

Una stele di Ashoka in greco ed aramaico è stata scoperta nel a Kandahar, la capitale spirituale del mullah Omar in Afghanistan, dove ora sono accampati i marines americani. Un'altra, in cui Ashoka annuncia l'apertura di un ospedale per uomini ed uno per animali, è oggi all'ingresso del Museo Nazionale di Delhi.

Ancor più che fuori, le cause della guerra sono dentro di noi. Sono in passioni come ildesiderio, la paura, l'insicurezza, l'ingordigia, l'orgoglio, la vanità. Cominciamo a prendere le decisioniche ci riguardano e che riguardano gli altri sulla base di più moralità e meno interesse. Facciamo più quello che è giusto, invece di quel che ci conviene. Educhiamo i figli ad essere onesti, non furbi. Alla lunga, anche questo fa una grossa differenza.

È il momento di uscire allo scoperto, è il momento d'impegnarsi per i valori in cui si crede. Una civiltà si rafforza con la sua determinazione morale molto più che con nuove armi. Soprattutto dobbiamo fermarci, prenderci tempo per riflettere, per stare in silenzio. Spesso ci sentiamo angosciati dalla vita che facciamo, come l'uomo che scappa impaurito dalla sua ombra e dal rimbombare dei suoi passi.

Più corre, più vede la sua ombra stargli dietro; più corre, più il rumore dei suoi passi si fa forte e lo turba, finché non si ferrea e si siede all'ombra di un albero. Visti dal punto di vista del futuro, questi sono ancora i giorni in cui è possibile fare qualcosa. A volte ognuno per conto suo, a volte tutti assieme. Questa è una buona occasione. Il cammino è lungo e spesso ancora tutto da inventare.

Ma preferiamo quello dell'abbrutimento che ci sta dinanzi? O quello, più breve, della nostra estinzione? Sia fuori che dentro. E sono felice di aver ri-scelto, dopo tanto girovagare, di vivere in un Paese dove la libertà di coscienza è un diritto fondamentale. E che imparassimo, tutti, a scegliere 'amore e rispetto per noi stessi e per gli altri'. Magdi Cristiano Allam lo ha fatto. Ti scrivo pertanto da protagonista della vicenda come privato cittadino.

Ieri sera mi sono convertito alla religione cristiana cattolica, rinunciando alla mia precedente fede islamica. E ho assunto il nome cristiano più semplice ed esplicito: Per me è il giorno più bello della vita. Acquisire il dono della fede cristiana nella ricorrenza della Risurrezione di Cristo per mano del Santo Padre è, per un credente, un privilegio ineguagliabile e un bene inestimabile.

A quasi 56 anni, nel mio piccolo, è un fatto storico, eccezionale e indimenticabile, che segna una svolta radicale e definitiva rispetto al passato.

Nella mia prima Pasqua da cristiano io non ho scoperto solo Gesù, ho scoperto per la prima volta il vero e unico Dio, che è il Dio della Fede e Ragione. Parallelamente la Provvidenza mi ha fatto incontrare delle persone cattoliche praticanti di buona volontà che, in virtù della loro testimonianza e della loro amicizia, sono diventate man mano un punto di riferimento sul piano della certezza della verità e della solidità dei valori. Sua Santità ha lanciato un messaggio esplicito e rivoluzionario a una Chiesa che finora è stata fin troppo prudente nella conversione dei musulmani, astenendosi dal fare proselitismo nei Paesi a maggioranza islamica e tacendo sulla realtà dei convertiti nei Paesi cristiani.

La paura di non poter tutelare i convertiti di fronte alla loro condanna a morte per apostasia e la paura delle rappresaglie nei confronti dei cristiani residenti nei Paesi islamici.

Ma ci sono anche migliaia di musulmani convertiti al cristianesimo che sono costretti a celare la loro nuova fede per paura di essere assassinati dagli estremisti islamici che si annidano tra noi. Ebbene mi auguro che dal gesto storico del Papa e dalla mia testimonianza traggano il convincimento che è arrivato il momento di uscire dalle tenebre dalle catacombe e di affermare pubblicamente la loro volontà di essere pienamente se stessi.

Se non saremo in grado qui in Italia, nella culla del cattolicesimo, a casa nostra, di garantire a tutti la piena libertà religiosa, come potremmo mai essere credibili quando denunciamo la violazione di tale libertà altrove nel mondo? Prego Dio affinché questa Pasqua speciale doni la risurrezione dello spirito a tutti i fedeli in Cristo che sono stati finora soggiogati dalla paura.

Basta con la paura e la violenza!! Magdi Allam ha incontrato per i suoi reportage tanti ex islamici convertiti al cristianesimo, che tengono nascosta la loro fede. Con il suo gesto e le sue parole ha voluto dire che dobbiamo essere noi stessi, senza paura.

Il rispetto della libertà religiosa è la cartina tornasole, la misura di verità di una autentica civiltà: La storia di una donna del Sud abusata dal branco e condannata dal paese: Le case basse del paese premono l'una sull'altra e le voci rimbalzano tra i muri e i coppi. Subito dopo si frantumano e si infilano sotto la porta. Invadono le strade e divengono vento.

Anna preme i palmi delle mani sulle orecchie. Quegli occhi dietro gli scuri. Quei tre uomini fermi nella piazza, sotto la pensilina. La donna sui gradini della chiesa.

Il camionista accanto alla statua della madonnina. Quella ragazza alla fontana. I vicini di casa. I passeggeri della littorina che arranca sui binari della Calabro-Lucana. Il Cristo all'ingresso del paese. L'auto frena sotto le finestre. Le porte si chiudono. San Martino di Taurianova. Oggi ha ventiquattro anni e vive sotto scorta. Io La mia camera ha due lettini, il mio e quello di mia sorella.

Oltre i letti c'è solo l'armadio. Un piccolo televisore e lo stereo sono su una mensola, perché non c'è lo spazio per un altro mobile. Le nostre foto sono appese alle pareti. È una camera molto piccola. Poi ci sono la cucina e la stanza di mia madre e mio padre.

Mia madre si chiama Aurora. E va a fare le pulizie in casa della gente. La pagano cinque euro all'ora. Mio padre lavora nei campi, raccoglie arance a Rosarno. E quando non ci sono le arance da raccogliere fa il carrozziere, ma a nero, cioè lui lavora e il cliente lo paga, ma non ha un'officina sua. Mio padre quando va a lavorare nei campi si alza alle cinque del mattino. E ci alziamo tutti, anche io e mia madre, per rispetto. La nostra è una casa popolare.

Il bagno ha la doccia al centro del muro di fronte alla porta, con il pavimento inclinato per far scivolare via l'acqua. Quando ti lavi si bagna tutto, perché non ci sono tende o pareti. Ma mia madre è fissata con la pulizia.

E se sulle mattonelle rimangono le goccioline, che poi fanno le macchie di calcare, urla. Eccola, la mia casa. La cucina, due stanze, un bagnetto e una finestra, quella della mia camera, che non posso aprire. Anche se volessi camminare per tenere a bada i pensieri e la paura, non potrei. Ora a pregare non ci riesco più.

Non faccio la spesa. Non vado al mare. Non ho più bisogni. So solo che non voglio fuggire. Non è colpa mia. Ora ho tanto tempo in casa. Ho solo il mio passato. Perché non posso uscire di casa?

Se provassi a spiegarvelo non capireste. Posso partire dal principio, da quando ero una ragazzina e tutti mi chiamavano "la bambolina". Avevo le gote sorridenti e gli occhi allegri. Ho le lentiggini sul nasino e un viso smorfiosetto e dolce proprio come una bambola. Un neo al centro della guancia sinistra. E poi sono bassa. Sono alta un metro E io ci credevo. Questa è la storia di una puttana che aveva tredici anni. Questa è la mia storia. Non è facile scriverla.

Decidete ora se volete continuare a sapere. Da quando tutti mi chiamavano "la bambola". Oggi faccio Splash sul mio divano. Mi fa compagnia un libro recentemente acquistato a Zena: E' un libro molto molto molto interessante, almeno per me The proper level of analysis of a psychological function is "the level at which that function is represented in the brain. The brain systems associated with the generation of emotions are similar in all higher animals. Function of emotional systems in an animal with the capacity for conscious awareness gives rise to conscious emotions--or feelings.

The conscious "feelings" we have about emotions are only interpretations of real processes and are not reliable indictors in scientific study. Human interpretations of the causes and meaning of emotions are often totally incorrect. This theme is identified by LeDoux as "hard to swallow" for many people.

With the emotional feelings and responses as indicators, objectively measurable indicators can be used to study the underlying physical brain mechanisms. Conscious feelings are "states of consciousness" and are, thus, perceptions of underlying brain activity.

Emotions are not conscious. They "happen to us. Conversely, emotions can "flood" consciousness. The human brain is wired so that the connections of emotional systems to the cognitive brain circuits are stronger and more numerous than those from the cognitive systems to the emotional systems. Once they occur, emotions become powerful motivators. Mental problems and disorders reflect a breakdown of emotional order. Mental health is primarily achieved through attention to emotional hygiene, not just cognitive processes.

Derek Denton avanza un'ipotesi nuova su questo tema antico e dibattuto: L'ipotesi si basa sull'osservazione del comportamento di svariati animali - dagli elefanti che vanno in cerca di sale nelle grotte del Kenya alle tattiche di caccia dei polpi, dalla danza delle api alla capacità dei pesci di sentire dolore - e su studi di neuroimaging effettuati con soggetti umani, i cui risultati rivelano come siano le aree cerebrali ancestrali a rivestire un ruolo dominante nell'organizzazione delle emozioni primordiali.

Anche attraverso il confronto delle proprie tesi con quelle di altri illustri scienziati, Derek Denton delinea la teoria secondo cui le emozioni primordiali , oltre a giocare un ruolo primario negli stati di coscienza , costituiscono il fondamento della varietà di sensazioni e sentimenti tipicamente umani. Tra le sue pubblicazioni, The Hunger for Salt. Consciousness and Self-Awareness in Humans and Animals To understand what is happening in the brain in the moment you decide, at will, to summon to consciousness a passage of Mozart's music, or decide to take a deep breath, is like trying to "catch a phantom by the tail".

Consciousness remains that most elusive of all human phenomena - one so mysterious, one that even our highly developed knowledge of brain function can only partly explain.

This book is unique in tracing the origins of consciousness. It takes the investigation back many years in an attempt to uncover just how consciousness might have first emerged. Consciousness did not develop suddenly in humans - it evolved gradually. In 'The Primordial Emotions' , Derek Denton , a world renowned expert on animal instinct and a leader in integrative physiology, investigates the evolution of consciousness.

Central to the book is the idea that the primal emotions - elements of instinctive behaviour - were the first dawning of consciousness. Throughout he examines instinctive behaviours, such as hunger for air, hunger for minerals, thirst, and pain, arguing that the emotions elicited from these behaviours and desire for gratification culminated in the first conscious states.

To develop the theory he looks at behaviour at different levels of the evolutionary tree, for example of octopuses, fish, snakes, birds, and elephants. Coupled with findings from neuroimaging studies, and the viewpoints on consciousness from some of the key figures in philosophy and neuroscience, the book presents an accessible and groundbreaking new look at the problem of consciousness.

Could it be that something so 'primitive' as thirst was the impetus? Professor Derek Denton, founding director of the famed Florey Institute in Melbourne has written a new book on this idea. The implications are profound. Né definiamo mente molte altre funzioni complicatissime del nostro cervello come quelle di seguire con lo sguardo un uccello in volo o di portarsi un cucchiaio alla bocca.

Oggi è molto diversa considerazione che le neuroscienze hanno delle emozioni: Tuttavia, la corteccia cingolata anteriore e le altri parti del sistema limbico non operano in modo isolato, ma sono funzionalmente interconnesse con le aree cerebrali superiori LeDoux ; Heilman Per le ragioni sovraesposte le emozioni sono funzioni biologiche che si sono evolute per permettere agli esseri viventi di sopravvivere in un ambiente ostile e di riprodursi.

A queste domande LeDoux risponde sostenendo che in tutti gli animali la paura del predatore, scatenata da un segnale di pericolo, provoca subito alcune reazioni fisiologiche che portano alla fuga o alla paralisi dei movimenti. Le emozioni consistono in un insieme di risposte chimiche e neurali, che formano uno schema pattern.

Questa è la chiave per comprendere la distinzione operata tra sentimento ed emozione, che non costituiscono dei termini intercambiabili Damasio , , Infatti, con il termine sentimento si designa qualcosa di privato, interno, psicologicamente successivo nel set di cambiamenti che avvengono nel cervello e nel corpo, per i quali si usa invece il termine emozione.

Ma sapere che abbiamo un dato sentimento, si verifica solo dopo aver costruito le rappresentazioni di secondo ordine necessarie alla core consciousness. Damasio definisce queste tracce marcatori somatici: Emozioni di base — come gioia, sorpresa, interesse, rilassamento, eccitazione, paura, rabbia, tristezza — compaiono in ogni individuo precocemente e si manifestano con espressioni facciali tipiche. Dunque, lo stato emotivo e la funzione riflessiva della figura primaria di relazione sono fattori importanti nello sviluppo emotivo del bambino, come aveva già affermato Freud.

Ci sono sempre più evidenze empiriche che le interazioni emozionali tra il bambino e il primary caregiver influenzano non solo lo sviluppo delle capacità cognitive e di rappresentazione, ma anche la maturazione di parti del cervello che presiedono alla consapevolezza e alla regolazione delle emozioni Pally Alle origini delle emozioni, , tr.

Il cervello, la mente e il passato, tr. Einaudi, , Torino. Published by Harper Collins. Your corporation wants someone who's fearless, charismatic, and full of new ideas. Candidate X is charming, smart, and has all the right answers to your questions. We'd like to think that if we met someone who was completely without conscience -- someone who was capable of doing anything at all if it served his or her purposes -- we would recognize it.

But in reality, many psychopaths just want money, or power, or fame, or simply a nice car. Psychopaths are described as incapable of empathy, guilt, or loyalty to anyone but themselves; still, spotting a psychopath isn't easy.

Babiak, an industrial and organizational psychologist, and Hare Without Conscience , creator of the standard tool for diagnosing psychopathology, present a study of the psychopath in the corporate landscape. A common description of psychopathology states that subjects "know the words but not the music;" Babiak and Hare state that "a clever psychopath can present such a well-rounded picture of a perfect job candidate that even seasoned interviewers" can be fooled.

Clear and complete, this is a handy overview for managers and HR, with enough "self-defense" techniques to help coworkers from getting bit. Researchers Paul Babiak and Robert Hare have long studied psychopaths. Hare, the author of Without Conscience, is a world-renowned expert on psychopathy,.

Recently the two came together to study how psychopaths operate in corporations,. Babiak, an industrial and organizational psychologist, and Hare, the creator of the standard tool for diagnosing psychopathy, explore the infiltration into today's corporations by psychopaths, or those with destructive personality characteristics that are invisible to many with whom they interact. Their skilled manipulation begins with a perfect interview, as they are attractive job applicants who are confident and charming.

They often flourish in fast-paced, changing industries with widespread uncertainty and can inflict considerable damage. Babiak and Hare explain in nontechnical language and real-world case studies how to protect employees and the company from these individuals who take advantage of organizational systems and processes, exploit communication weaknesses, and promote interpersonal conflicts.

Babiak and Hare observe, "Companies accelerate their hiring practices to attract, hire, and retain new, high-potential talent before their competitors do.

Gone are the days of the painstaking vetting process. Competition is fierce and qualified candidates few. All rights reserved --This text refers to an out of print or unavailable edition of this title.

They found that it's exactly the modern, open, more flexible corporate world, in which high risks can equal high profits, that attracts psychopaths. They may enter as rising stars and corporate saviors, but all too soon they're abusing the trust of colleagues, manipulating supervisors, and leaving the workplace in shambles.

One way to detect psychopats is to start boycotting ties, because also Psychopaths are wearing them gladly. And so eventually only the people that are left wearing them, are in most cases psychopats.

Another way is just let them wave at you. The things that are the hardest for psychopaths are things like universal languge we all learn as a kid. You learn to wave, and wave the same in all occasions. Look at politicians waving! They're able to play the empathy game, but without the feelings involved.

It's like an empty shell. The core of empathy -- being in tune with the feelings of somebody else -- seems to be completely lacking. They are like aliens among us. John Stanley and David Loy. The human brain often functions as a "believing organ. There is evidence that many beliefs are largely subconscious in nature. That does not stop us inventing conscious explanations for them. We rationalize, defend and fight for our beliefs -- often as if our identity depended upon it.

And often it does. If some new reality challenges our mental map, our understanding of it will usually be limited by our old beliefs. Evidently human ideologies provided some evolutionary advantage in the past. But the enormous evolutionary crisis we are now facing requires rapid creative adaptation to unprecedented realities.

The believing organ is being challenged as never before. Defying the unprecedented frequency of extreme weather events occurring worldwide -- incAt the outset of the 21st century, the dominant institution is not government but business corporations, which have learned how to manipulate the democratic process.

These legal entities have an insatiable appetite for profit and work to undermine any limitations on their power to pursue it. A prime example was the recent U. Supreme Court decision to permit unlimited corporate cash donations to political campaigns. They attacked environmental regulations across the board and cut the budget of the Environmental Protection Agency which they also threatened to abolish. They organized witch-hunts of eminent climate scientists , reminiscent of the McCarthy hearings in the s.

With this act of political "shock and awe," Big Carbon forced its agenda down the throat of the world's most powerful country. Although climate science shows clearly that extracting and burning the remaining fossil fuels will make global warming irreversible within a decade , such corporations are still determined to direct all political discourse and decisions to bolster their own record profits.

How can they get away with making our world un-liveable? Many people say they cannot understand how the corporate executives concerned can ignore the ecological tragedy that is unfolding for their own children and grandchildren. They are sacrificing the future of the biosphere for short-term profit.

Like de Waal's psychopaths, they seem to lack the core of empathy that 99 percent of us take for granted. This suggests an obvious question: Does lack of empathy make it easier to climb to the top of the corporate ladder? Zero Empathy, Institutionalized Over a decade ago, the psychiatrist Robert Hare evaluated corporate behaviour toward society and the world by applying standard diagnostic criteria to the business practices of these so-called "legal persons.

This finding came a few years after evolutionary biologist Edward Wilson wrote an insightful essay on the global ecological crisis, titled "Is Humanity Suicidal? Research by Simon Baron-Cohen and colleagues has more recently identified the circuit in our brain that generates spontaneous empathy for others' feelings. Unsurprisingly, it is underactive in individuals who commit acts of cruelty.

Unfeeling cruelty toward others has traditionally been called "evil. As the power of corporate institutions has increased, so has that of its ideology -- economic theory, which continues to exalt the beneficial nature of "the free market. Empathy erosion toward future human generations has become an acceptable norm.

Today carbon emissions are permitted to increase at reckless rates by governments in thrall to a failed energy paradigm and its catastrophic infrastructure. An upsurge in extreme weather events is now treated as the "new normal," while the mainstream media -- themselves powerful corporations -- ignore the fact that such disasters have been repeatedly predicted by climate science.

Wilson asked whether our species has a suicidal tendency. The jury is still out on that question. History does clearly show, however, that war, genocide and other man-made disasters can be orchestrated by zero-empathy individuals in positions of power. How much more so, then, by zero-empathy institutions seeking " full-spectrum dominance "? Breakout From the Matrix Film and television are technologies that have the potential to be genuine art forms.

Today, however, they are predominantly used by media corporations to create and maintain a simulated reality: The ideology perpetuated by this all-pervasive matrix insists that happiness exists in direct proportion to consumption, "because you're worth it. The medium is also the message: As we disconnect from the immediate biological world of interpersonal relationships and interdependent species, we adapt to an artificial one, where climate breakdown disappears when we don't believe in it.

British viewers saw all seven episodes, the last addressing the momentous effects of climate change on the Arctic and Antarctic. Thirty worldwide TV networks purchased this series. A third of them including Discovery Channel in the U. In the real world, the Arctic sea ice continues its precipitous decline.

While the climate models of global warming that predicted this have been ignored by governments, a comprehensive collapse has happened faster than any model could predict. In the real world we do not get to avoid the final episode. It's time to break out of our unsustainable zero-empathy matrix. To be or not to be is now the pressing spiritual question before us -- as individuals, as citizens, as a civilization and as a species. Attenti a questa ragazza: At the same time, they display an abundance of charm, charisma, intelligence, credentials, an unparalleled capacity for…manipulation, and a drive for thrill seeking.

The study also shows how easily psychopaths can pass, however, blending into our lives as co-workers, friends and even romantic partners. Who are the psychopaths in your life? Here are five important questions to ask, and the books to help you answer them. Throughout the book run narratives of "ordinary people"--such as a trust fund baby with a habit of killing frogs, and a manipulative nurse with forged qualifications--who lure others into their lies and leave them devastated.

This is not your standard self-help book that panders to readers needing yet another pop-psychology fix. It is a serious but readable treatise on how the psycho-dynamics of predatory behavior manifests in the workplace, the damage that results when this happens, and how co-workers and superiors can and must respond with greater wisdom. Early chapters describe in broad terms the profile of the psychopath and explain that psychopaths should not be confused with the criminally insane.

The traits and behaviors are so subtle that it can be very difficult to discern the psychopaths among us, including those at work. The authors go on to describe their discovery of the unique ways in which psychopaths behave on their paths to greater influence in organizations. But Babiak and Hare are very careful to identify the distinct ways that psychopaths differ from people with normal emotional challenges, ego-needs, and even narcissistic tendencies.

This is one of the most clarifying things about their research. Psychopaths in the workplace practice highly-tuned deception and manipulation whose complicated behavior is revealed with remarkable clarity in this book. And the authors virtually shout a warning to those responsible for the productivity, morale, and culture of their organizations. The psychopaths spoken of by Babiak and Hare use people for their own aggrandizement. Meanwhile, others make excuses for the psychopath, clearing the way for further abuse of power with destructive emotional consequences.

It would have been very beneficial to have learned the lessons of Snakes in Suits when I began my professional life some twenty years ago. Lo psicologo Kevin Dutton: Oggi mi è capitato di rileggere Paolo Crepet. Abbiamo appreso qualcosa dalla mamma, abbiamo appreso qualcosa dal papà, abbiamo appreso dalla nonna, dalla zia, dal cugino, dall'ambiente, dal bar, dalla scuola, dai professori e dal loro sadismo.

Per capire veramente chi siamo dovremmo compiere diverse manovre. Una di queste manovre potrebbe essere quella di tornare indietro nel tempo. Per capire chi siamo, dovremmo capire chi sono stati i nostri nonni, non ci basta comprendere l'identità dei nostri genitori.

I genitori equivalgono a dei fatti di vita troppo freschi, possono riportarci, al limite, alla nostra quotidianità, non alla nostra storia.

La nostra storia corrisponde ai nostri nonni, ai nostri bisnonni. Solo quando ci incontriamo con questi aspetti delle nostre origini possiamo capire veramente chi siamo. Se io penso a chi fu mio nonno, capisco qualcosa in più di me. Se penso a chi era mio padre anche in quel caso capisco qualcosa in più di me; un po', ma non abbastanza. Questa è una retromarcia mentale necessaria. Questa è una prima cosa.

La seconda cosa dovrebbe essere un'opera di spoliazione da una serie di cose, di aspetti, che ci sono stati messi addosso, come dei "cappotti". Bisognerebbe fare come disse Michelangelo Buonarroti. Appena ebbe finito il Mosé, gli dissero: In quel caso, dunque, Michelangelo tolse solo del marmo, un po' di materia, mostrando a tutti quel che si trovava dentro quel pezzo di marmo. Cos' è la crisi? Avere una crisi è una catastrofe?

Perché una crisi è un' opportunità. La stessa parola "crisi" deriva dal greco krisis , che significa possibilità di decidere , scioglimento di un nodo, dunque, ultimamente opportunità.

Avere una crisi equivale spesso ad avere una malattia. Una malattia dell' anima, una malattia spirituale oppure una malattia organica, tutte manifestazioni di qualcos' altro, segni, eventi che profetizzano possibilità di crescita.

Hillman dice sempre che la malattia psichica è una chiamata degli dèi, una visita degli dèi, ed è vero. Significa " fare anima ", attraversare la terra desolata della fuoriuscita da uno schema di pensiero, spesso fisso e rigido, per abbracciare un altro mondo vitale, un' altra intelligenza, più adeguata alla nostra anima.

Perché poi non porsi serenamente di fronte alla crisi? Fare questo non è affatto scandaloso né inutile, anzi amplifica le risorse a nostra disposizione, rende la nostra mente ed il nostro cuore spalancati di fronte alla categoria della possibilità, la vera realtà della vita, perenne possibilità di cambiamento. Una sana autostima ed una solida consapevolezza derivano sempre dall' accettazione serena e cordiale della crisi in corso. Un uomo consapevole sa bene che, opponendosi alla crisi, in realtà fa il gioco della crisi, ossia la fa crescere smisuratamente rendendola fonte certa di nuove e più terribili paure.

Cui prodest, dicevano i latini; ovvero: Stare di fronte alla vita in ogni sua accentuazione, positiva o negativa che sia, è la ricetta più semplice e più efficace.

Freud parlava del principio di realtà ed aveva ragione: Oggi non si parla più del carattere ed è un errore. Avere carattere NoN significa essere brutali, arroganti o, nei casi estremi, violenti , al contrario. Significa abbandonarsi al flusso della vita, al proprio destino, perché, secondo il grande insegnamento di Eraclito, il carattere di un uomo è il suo destino.

Destino non è fatalità, né fatalismo ; è piuttosto scelta consapevole della propria vocazione individuale che comporta sacrificio , perché, per essere in un certo modo, dobbiamo evidentemente escludere di poter essere altro ancora.

Il sacrificio derivante dall' accettazione della crisi conduce alla maturazione del carattere, prima tappa della conoscenza certa della propria individuale vocazione. A mio avviso, ne vale la pena. E voi cosa ne pensate? Quando arriva il khamsin, il vento del deserto, disidrata i corpi e. Quando arriva il blizzard, il vento del polo, è facile passare dal sonno. Quando arriva il vento della sconfitta alcuni sanno ripararsi, altri. Imparate a perdere, come è successo a me con il generale Ezio.

La capacità di sopportare le sconfitte è importantissima per capire che "saper perdere" è una competenza indispensabile per un'organizzazione o per una persona di successo. Gli sconfitti-vincenti sono allegri anche quando non possono essere felici, perché sono dotati di pensiero positivo che utilizzano per prepararsi a risorgere dalla cenere.

Cercano di vedere prima gli aspetti positivi di quelli negativi senza negare l'esistenza di questi. Non fanno pesare ad altri i momenti no e spargono intorno a loro energia. Camminano con la schiena diritta, stringono la mano con forza, parlano guardando negli occhi, riconoscono i loro errori. Sono i primi a farlo quando sbagliano, non nascondono, non negano e soprattutto non scaricano su altri le responsabilità. Hanno il coraggio della verità, e diventano un esempio.

Ma anche che io ho potuto ferire loro e spesse volte l'ho fatto. Ora ho il diritto di sentire le emozioni che in particolari momenti della mia vita. NoN ho potuto o saputo percepire: Lei , razionalista di ferro con un solido Phd in biologia, non ci sta: Anche perché, nel frattempo, lei lo è diventata davvero e con buona pace degli adepti predica la gioia della vita quotidiana viaggiando con un jet privato da 10 milioni di dollari.

The writer Barbara Ehrenreich points out the rather sinister lining behind the 'positive' facade,. She points out how financial realists such as Gelbrand , who ran the property section of Lehmans were already pointing out that they seriously needed to rethink their 'positive Pollyana' attitude, as early as Jenni Murray salutes a long-overdue demolition of the suggestion that positive thinking.

Every so often a book appears that so chimes with your own thinking, yet flies so spectacularly in the face of fashionable philosophy, that it comes as a profoundly reassuring relief.

After reading Barbara Ehrenreich's Smile or Die: How Positive Thinking Fooled America and the World , I feel as if I can wallow in grief, gloom, disappointment or whatever negative emotion comes naturally without worrying that I've become that frightful stereotype, the curmudgeonly, grumpy old woman.

Instead, I can be merely human: Ehrenreich came to her critique of the multi-billion-dollar positive-thinking industry — a swamp of books, DVDs, life coaches, executive coaches and motivational speakers — in similar misery-making circumstances to those I experienced. She was diagnosed with breast cancer and, like me, found herself increasingly disturbed by the martial parlance and "pink" culture that has come to surround the disease.

My response when confronted with the "positive attitude will help you battle and survive this experience" brigade was to rail against the use of militaristic vocabulary and ask how miserable the optimism of the "survivor" would make the poor woman who was dying from her breast cancer.

It seemed to me that an "invasion" of cancer cells was a pure lottery. No one knows the cause. I ate right, drank sparingly, worked out, and, besides, my breasts were so small that I figured a lump or two would improve my figure.

I had long suspected that improved survival rates for women who had breast cancer had absolutely nothing to do with the "power" of positive thinking. The figures can be directly related to improved detection, better surgical techniques, a greater understanding of the different types of breast cancer and the development of targeted treatments. Ehrenreich presents the evidence of numerous studies demonstrating that positive thinking has no effect on survival rates and she provides the sad testimonies of women who have been devastated by what one researcher has called "an additional burden to an already devastated patient".

Am I missing a lesson here that it keeps re-occurring? I am positive I am going to beat it, yet it does get harder with each diagnosis to keep a positive attitude. As Ehrenreich goes on to explain, exhortations to think positively — to see the glass as half-full even when it lies shattered on the floor — are not restricted to the pink-ribbon culture of breast cancer.

She roots America's susceptibility to the philosophy of positive thinking in the country's Calvinist past and demonstrates how, in its early days, a puritanical "demand for perpetual effort and self-examination to the point of self-loathing" terrified small children and reduced "formerly healthy adults to a condition of morbid withdrawal, usually marked by physical maladies as well as inner terror".

It was only in the early 19th century that the clouds of Calvinist gloom began to break and a new movement began to grow that would take as fervent a hold as the old one had. It was the joining of two thinkers, Phineas Parkhurst Quimby and Mary Baker Eddy , in the s that brought about the formalisation of a post-Calvinist world-view, known as the New Thought Movement.

A new type of God was envisaged who was no longer hostile and indifferent, but an all-powerful spirit whom humans had merely to access to take control of the physical world. Middle-class women found this new style of thinking, which came to be known as the "laws of attraction", particularly beneficial. They had spent their days shut out from any role other than reclining on a chaise longue, denied any opportunity to strive in the world, but the New Thought approach and its "talking therapy" developed by Quimby opened up exciting new possibilities.

Mary Baker Eddy, a beneficiary of the cure, went on to found Christian Science. Ehrenreich notes that although this new style of positive thinking did apparently help invalidism or neurasthenia, it had no effect whatsoever on diseases such as diphtheria, scarlet fever, typhus, tuberculosis and cholera — just as, today, it will not cure cancer.

Thus it was that positive thinking, the assumption that one only has to think a thing or desire it to make it happen, began its rapid rise to influence. Today, as Ehrenreich shows, it has a massive impact on business, religion and the world's economy. She describes visits to motivational speaker conferences where workers who have recently been made redundant and forced to join the short-term contract culture are taught that a "good team player" is by definition "a positive person" who "smiles frequently, does not complain, is not overly critical and gratefully submits to whatever the boss demands".

These are people who have less and less power to chart their own futures, but who are given, thanks to positive thinking, "a world-view — a belief system, almost a religion — that claimed they were, in fact, infinitely powerful, if only they could master their own minds. And none was more susceptible to the lure of this philosophy than those self-styled "masters of the universe", the Wall Street bankers.

Those of us raised to believe that saving up, having a deposit and living within one's means were the way to proceed and who wondered how on earth the credit crunch and the subprime disasters could have happened need look no further than the culture that argued that positive thinking would enable anyone to realise their desires.

Or as one of Ehrenreich's chapter headings has it, "God wants you to be rich". Ehrenreich's work explains where the cult of individualism began and what a devastating impact it has had on the need for collective responsibility. We must, she says, shake off our capacity for self-absorption and take action against the threats that face us, whether climate change, conflict, feeding the hungry, funding scientific inquiry or education that fosters critical thinking.

She is anxious to emphasise that she does "not write in a spirit of sourness or personal disappointment, nor do I have any romantic attachment to suffering as a source of insight or virtue.

On the contrary, I would like to see more smiles, more laughter, more hugs, more happiness… and the first step is to recover from the mass delusion that is positive thinking". Her book, it seems to me, is a call for the return of common sense and, I'm afraid, in what purports to be a work of criticism, I can find only positive things to say about it.

Politesse, Savoir-vivre et Relations sociales, Que sais-je? Presses Universitaires de France puf ,, p. Voyons du côté des valeurs et des principes fondamentaux. Il a de plus, dénombré plus de cent valeurs associées à la politesse et au savoir-vivre, telles que: À tout moment, il convient de montrer son attention aux autres et de participer à la vie sociale. La simplicité des formes, la douceur des tons, la modestie des accessoires, la mesure des gestes et des propos en sont les signes apparents.

André Comte-Sponville ouvre ainsi son Petit traité des grandes vertus. Revenons à Dominique Picard: Elle opère à trois niveaux: On peut en donner un exemple: André Comte-Sponville ouvre ainsi son Petit traité des grandes vertus: Les émotions et les sentiments sous le microscope de la science. Il faut savoir que les médias ont pour effet que nous sommes submergés par les émotions. Oui, à ce point-là! Trattiene il pianto, ma sente qualcosa e smette di polemizzare.

Lo sai tu e lo so io. Io non so se voglio sentirla tutta. Questa è una decisione tua. Non è vero che oltre un certo limite non ce la fai, come nel sollevamento pesi. Tu stabilisci che oltre un certo limite te ne vai dal contatto emotivo, dalla realtà e da Piera.

Di fatto non stai bene comunque e perdi dei pezzi di vita tua; pezzi dolorosi, ma anche pezzi che è un peccato buttare via e che un giorno potresti rimpiangere.

In realtà si impegna e con successo a costruire una rabbia difensiva e fa questo proprio per non sentire il dolore e misurarsi con il suo pianto. La verità scomoda è che Antonio ha cominciato a sentire il suo dolore, quello che lo accompagna da sempre; ha capito benissimo che solo integrando quella sofferenza reale ha ritrovato se stesso e si è liberato di una buona parte dei farmaci.

Per ritrovarsi del tutto deve accettare quel dolore senza condizioni. Questo è il punto, non il non farcela o il timore di piangere come una sorgente delle Dolomiti. Le persone vivono molto al di sotto delle loro potenzialità di godere, di esprimersi, di agire creativamente, costruttivamente. Limitano considerevolmente il proprio piacere e la possibilità di rendere felici le persone che amano. Alle rinunce inevitabili, determinate dalle necessità di sopravvivenza, dalla convivenza sociale, dai limiti personali, dalla debolezza fisica, aggiungono moltissime rinunce determinate da precise scelte personali che sembrano non aver ragioni, ma che le persone stesse si sforzano di giustificare.

Ho superato brillantemente due esami, ma credo di aver avuto fortuna. Non mi sento di dare il prossimo esame perché penso di non riuscire a mantenere la media. Si accontentano di spiegazioni che non spiegano nulla. Non sanno perché agiscono e non sopportano di non saperlo. E le risposte giuste sono sempre dolorose. Sintomi e comportamenti bizzarri coprono cose sacre di una vita sacra. Atteggiamenti del tutto irrazionali coprono veri disastri personali che non possono più nuocere, ma fanno ancora paura.

Sono importanti perché esprimono un aspetto della persona che contribuisce a rendere quella persona la persona unica che è. Nella vita quotidiana i comportamenti difensivi degli altri che costituiscono delle aggressioni vanno combattuti, ma nei rapporti di coppia o di amicizia anche le aggressioni non possono essere semplicemente combattute perché in tali rapporti non è presente il desiderio di essere lasciati in pace, ma il desiderio di essere accettati e amati.

La lotta ha senso con estranei distruttivi, ma non con le persone che amiamo o che ci amano pur essendo distruttive. Nei rapporti intimi la lotta, la rabbia e la squalificazione non hanno mai una giustificazione su un piano di realtà. Stanno vivendo in termini difensivi se non agiscono razionalmente e con sentimenti comprensibili, ma anche se stanno fuggendo, fuggono da qualcosa di autentico che da qualche parte hanno sfiorato e temono di sentire.

Le piccole azioni, quindi sono quasi sempre grandi cose perché sono pezzi di vita e hanno un senso nel contesto di una storia personale unica. Infatti le piccole azioni sono sempre importanti, ma azioni simili compiute da persone diverse non hanno lo stesso significato.

Le persone possono dare valore alla vita guardando con simpatia un gatto che va a spasso per la campagna e non dare alcun valore alla vita straparlando di ecologia e provando solo rabbia per la società tecnologica.

Possono giocare con un bambino per amore o per sentirsi dei bravi genitori. I piccoli gesti sono tessere di un mosaico più grande. Questo serve per morire senza rimpianti. Tradiscono anche gli altri perché danno ai loro cari meno importanza che alle loro paure.

Purtroppo, la psicoterapia è nata proprio in seguito ad una curiosità di questo tipo. Vite reali incasellate ed etichettate per sembrare comprensibili e non essere davvero comprese. Le persone vivono e fanno cose.

Le persone sentono il desiderio o il bisogno di agire in certi modi e solo loro possono sapere per quale ragione. Noi analisti o psicoterapeuti non abbiamo il diritto di stabilirlo una volta per tutte, ma possiamo vedere con le persone in questione se le ragioni che dichiarano sono plausibili.

Forse per ragioni che non sono valide oggi, ma che sono state buone ragioni in passato. Dopo Freud la psicoterapia è andata avanti ignorando le speculazioni sulla pulsionalità e sul triangolo edipico, ma ha trovato altre cause per disturbi psicologici errori cognitivi, carenze affettive, ecc.

La psicoterapia è diventata la razionalizzazione ufficiale della normalità proprio delimitando il ghetto delle patologie da diagnosticare e curare. Ha allargato il ghetto creando spazio per disturbi nuovi, disturbi di personalità meno specifici, patologie relazionali, ecc. In questa logica di tipo medico sono rimaste tabù le domande sulle attribuzioni di valore alla vita quotidiana, sul rapporto fra singole azioni e progetti di vita e su tutte le scelte normalmente distruttive compiute da persone normali riconosciute come normali da altre persone normalmente distruttive.

Se il capo di un governo ammazza un figlio è considerato un criminale, ma se dichiara una guerra e fa morire diecimila figli di altre persone è considerato un grande statista perché la guerra interessa tutte le persone normali che lo hanno eletto. Tratta i sintomi che il mondo dei normali quello dei governanti, dei cittadini, dei preti e delle persone normalmente incazzate, depresse o piene di sensi di colpa vuole isolare.

Per questo fanno di tutto per stabilire norme adatte a istituire la psicoterapia come strumento di diagnosi e cura delle patologie e come strumento di conferma scientifica della normalità. Per legge non si chiede che gli psicoterapeuti siano capaci di amare, di piangere, di godersi la vita, ma che siano capaci di etichettare un ossessivo e di non etichettare un generale che vuole seminare morti per portare al suo governo un barile di petrolio.

A mio avviso, le radici profonde delle idee più comuni sulla realtà, sulle azioni umane e sulle scelte personali stanno nelle convinzioni che le persone hanno costruito nei primi anni di vita.

Queste considerazioni ci portano ad una conclusione poco confortante: Per questo motivo, sulle questioni fondamentali il confronto intellettuale e il dialogo personale non possono modificare le tendenze distruttive delle persone.

Il confronto con il dolore temuto non rende le persone più razionali, dato che le persone sono in grado di ragionare anche quando evitano di esercitare le loro capacità critiche. Aiuta le persone a vivere esprimendo le loro potenzialità e a morire con la consapevolezza di aver vissuto la vita che volevano vivere e non di aver vissuto per non sentire, per non sapere o per dimenticare. I bambini non hanno un dialogo interno. Gradualmente diventano autocoscienti, capaci di parlare, di interagire e infine di parlare con se stessi.

I bambini non tollerano la solitudine e proprio per non fare questa esperienza nelle sue varianti più lievi o più drammatiche attivano le difese psicologiche. Il bambino che soffre da solo, si chiude, si distacca, si confonde, si scinde, si dissocia e comunque evita il contatto con il dolore. Gli adulti che non hanno un buon dialogo interno non hanno avuto un buon dialogo esterno e attivando modalità difensive sono riuscite a non restare in contatto con il dolore.

Si dicono poche cose e in genere si dicono cose poco confortanti. Tale accettazione instaura il dialogo interno che caratterizza il funzionamento psicologico adulto. In analisi si cerca di portare le persone a parlare a se stesse del loro dolore.

Se abbiamo paura di piangere e accettare il nostro dolore, come possiamo pensare che le persone care siano vulnerabili e da trattare con cura? Rifiuteremmo le aggressioni, le forme di sfruttamento o le svalutazioni, ma sempre distinguendo le azioni dalle persone che agiscono. Sapendo ed accettando che possiamo sbagliare potremmo sempre tener presente che gli altri sono persone e sono persone delicate e preziose anche se sbagliano e se sbagliano nei nostri confronti.

Sono qualità che emergono naturalmente nella misura in cui diventiamo consapevoli della nostra vita interiore, dei nostri sentimenti profondi, della nostra sofferenza, della nostra felicità e quindi della nostra ricchezza interiore.

Scoprono quindi di avere una vita interiore più ricca e appassionante di quella che si permettevano di sentire e cominciano a considerare anche gli altri come delle persone e non solo come degli oggetti da sfruttare o da respingere o da temere. Il lavoro analitico, se viene svolto positivamente, non libera le persone dal dolore, ma dalla paura del dolore.

Rende quindi superflue le difese che, se vengono comprese e analizzate, vengono consapevolmente abbandonate dalle persone. Il progetto inconscio di vivere per non soffrire, divenuto conscio e valutato come distruttivo e non necessario, viene sostituito dal progetto di vivere per esprimere le potenzialità personali.

In questa prospettiva le persone possono arrivare alla morte non solo con il dolore di una grande perdita, ma anche con la sensazione di aver costruito una preziosa storia personale. Normalmente le persone macinano pensieri depressivi, sensazioni di colpevolezza, rancori, idee vittimistiche accompagnate da una sorda rabbia diffusa. Normalmente le persone sognano di essere felici in modi illusori o sognano di rendersi abbastanza infelici da meritare qualche felicità.

Normalmente le persone sprecano i loro sentimenti e svalutano chi nonostante tutto le ama. La vita è a mio avviso più bella che brutta, ma le persone sono capaci di renderla più brutta del necessario. Le difese psicologiche seminano più sofferenze dei virus o delle tempeste.

Hanno quindi bisogno di capire che hanno agito e pensato irrazionalmente per paura. Solo con questa consapevolezza possono chiarire di cosa hanno paura e verificare che possono superare quella paura. La vita è sempre oggi e oggi abbiamo bisogno del nostro dolore per fare amicizia con noi stessi, per fare pace con le nostre mancanze e per superare il nostro antico senso di mancanza.

Il percorso analitico non cura nessuna malattia, ma aiuta solo a volersi bene, a voler bene e a rinunciare alle pretese e alle illusioni. Vous semblez vous préparer méthodiquement à votre candidature comme premier ministre un jour! C'est tout à votre honneur d'étudier et d'élargir vos horizons. Continuez dans cette voie! Je pense que notre prochain grand leader aura besoin de plusieurs qualité pour nous sortir du marasme actuel: Impartialité, humanité, connaissances approfondies, être un VRAI leader, donner l'exemple, rassembleur, etc.

Nous touchons un point capital pour le Québec ici: Trop de gens pensent que le leadership c'est de décider pour les autres et d'imposer de force ses visions. Cette façon de faire les choses de même que le désintéressement du confort et des besoins humains en général est à l'origine de "la vie de fou" que nous vivons présentement.

Faut dire aussi que le concept de responsabilité est pratiquement inexistant. On écrase le petit et on lui presse le citron tant qu'on peut: Il ne peut pas se défendre alors profitons-en Pendant ce temps, le riches de ce monde deviennent de plus en plus riches l'argent sort de où au juste???

Ils n'en ont jamais assez ces psychopathes. Pendant ce temps, les politiciens battent des records d'impopularité et ne semble pas réaliser quelle est leur mission et les gestes qu'ils devraient poser. Au lieu de cela, on se vote des augmentations de salaire bien au dessus de l'indice du coût de la vie ce qu'on impose aux autres , on se promène en limousine, on s'affuble du tître de "très honorable", on se vote des pensions à vie, on coupe dans l'exécution des jugements des petites créance, on nomme des copains "à la poche" un peu partout dans des postes affublés de hauts salaires, on se promène partout sur la planète à courir les partys pour toutes sortes de raisons, etc Boisclair, si vous cultivez vos aptitudes présentement, n'oubliez jamais que le jour où vous vous présenterez comme leader de la société Québecoise, qu'il vous faudra présenter vos idées et vos actions de façon équitable et SURTOUT donner l'exemple.

Les gens auront toujours de la difficulté à accepter des impôts supplémentaires ou des demandes d'efforts si ceux qui demandent font le contraire. Je suis un universitaire qui a les yeux ouverts. Je sais que nos voisins du sud et aussi les requins de notre société profitent largement de la faiblesse de l'humain et de son amour de l'argent relié à la peur d'en manquer et au pouvoir de projection. Ils profitent de la dépendance psychologique acheter la grosse maison, le gros "char", etc..

Oui, à voir nos pseudo-leaders, on voit très bien tout ça. Et vous devriez aussi écouter le documentaire "La Corporation". Aussi, je vous conseille le livre de Ricardo Semler "Maverick". Tant qu'à y être, lisez donc le poême "Speak White", vous en retirerez peut-être une choses que la mojorité de la classe dirigeante ne possède pas Et de grâce, qu'on implante le concept de responsabilité! Le métro de Laval, les sempiternelles études du CHUM, le régistre des armes, les commandites, le Stade Olympique, etc la liste est longue On a a plein notre "cass"!

À quand un gouvernement qui arrêtera de se chercher des raisons pour donner aux "copains"??? À quand la priorité sur le bien-être de l'humain et de la planète? SVP, emmenez l'idée de taxer fortement les produits polluants! Et empêchez les Thomas Mulcair de cette planète de donner notre eau et nos ressources aux États-Uniens ou à n'importe qui d'autre.

Le peuple québécois a eu assez de claques sans qu'on s'en donne nous-même Faudrait bien que notre prochain leader en soit un VRAI. Quelqu'un qui fera passer le bien-être collectif avant son intérêt personnel et celui de son parti. Quelqu'un qui saura entraîner les Québécois sur un projet collectif précis et articulé.

Quelqu'un qui convaincra tout le monde de tirer dans la même direction. Quelqu'un qui taxera les biens de consommations selon la pollution que génère leur production. Quelqu'un qui pourra mettre un coût une taxe sur les activités qui posent préjudice à l'humain et à la planète. Tant que ces coûts seront absents, les compagnies lire personnes morales psychopathes vont continuer de tuer la planète et faire souffrir une grande partie des humains.

Il est certain que le comportement irresponsable des institutions religieuses et de certains gouvernement sur le surpeuplement n'aide pas On peut difficilement souscrire à un projet souveraineté par exemple en ne basant les raisons que sur la langue et la culture ou même par dépit du gouvernement fédéral. Avec cette façon de faire, on obtiendra toujours divison et inconfort diviser pour mieux régner qu'il disait!

Il faut fonder un projet sur des raisons plus nobles et plus pratiques. Signer un chèque en blanc à quelque gouvernement que ce soit est impensable: Présentement, la façon de se conduire du gouvernement est hodieuse et pitoyable. On nous prend pour des imbéciles en nous donnant des bonbons insignifiants en façade pour ensuite user de moyens détournés comme augmenter les tarifs d'électricité pour finalement se ramasser avec une hausse d'impôt déguisée.

Ça écoeure le monde et ça augmente notre mépris envers les politicien. Voici où conduisent les promesses électorales irresponsables. Voici où conduisent les faux dialogues et les faux débats. Et les petits partis qui ne sont pas invités aux débats peuvent avoir des bonnes idées soit dit en passant Et SVP, que le gouvernement fasse preuve de plus d'ouverture et qu'il consulte le peuple sur les dossiers fondamentaux.

Ce n'est pas parce qu'on est élu que tout ce qu'on fait est légitime. C'est encore un autre point qui attise la haine envers les politiciens. Oui il faut se dépêcher d'agir à cause de ce qui s'en vient: Le vieillissement de la population et la dénatalité vont miner notre qualité de vie si nous n'agissont pas de façon responsable maintenant.

Et la dette du Québec devra être adressée. Le gouvernement devra aussi contrer le gaspillage et la maladie des "projets gonflables". Le peuple est déjà en train de se dire que le CHUM va probablement encore nous coûter 10 fois le prix pour engresser les copains Tout ça au lieu d'être content d'un grand projet au Québec.

J'ai travaillé pour une société d'état pendant plusieurs années, je sais de quoi je parle Boisclair et je nous souhaite que vous deveniez le grand leader dont nous avons tant besoin! Si jamais vous vous approchez du pouvoir, vous devrez être capable de calmer vos troupe et de les rendre plus pragmatiques.

Vous devrez aussi convaincre les requins de laisser vivre un tout petit peu les "petits poissons". Pas besoin d'avoir des milliards en banque pour être heureux mais ça prend cependant un minimum pour vivre Je crois que la population peut suivre son leader si tout le monde sans exception est mis à contribution de façon équitable.

J'espère que vous apprendrez la vraie signification de mot "leader". Every night just before bed, he read 10 letters pulled from the 20, that Americans sent to him each day.

The notes reminded him of why he wanted to be president, he liked to say. He called them his most intimate link to the people he governed. Gone were the post-inaugural thank you notes. People wrote because their problems demanded immediate attention, and yet the process of governing the nation was so slow that Obama sometimes felt powerless to help them. Many other times, he had forwarded letters to government agencies or Cabinet secretaries after attaching a standard, handwritten note that read: I had learned firsthand that people tended to write to the president when their circumstances turned dire, sealing a prayer into an envelope as a matter of last resort.

Months after these people wrote to the president, when I mentioned their letters to Obama, he remembered the details of their lives. Their letters had shaped his speeches and informed his policies, but it was their personal stories that stuck with him.

He became familiar with many of the same issues that would flood his mail 25 years later: He was skinny and boyish, a good listener, if still a bit naive; and some of the older women in the housing projects made a habit of inviting him into their homes and cooking for him.

He looked around their apartments, keeping a log of maintenance issues, and then delivered that list to the landlords.

He helped arrange meetings with city housing officials to talk about asbestos problems. He established a tenants rights organization, founded a job-training program and led a tutoring group that prepared students for college. A collection of cartoons of the president. President Obama has proposed a jobs plan, but there's only one job the GOP wants. Now he was the most powerful politician of all — but fixing problems seemed more difficult and satisfaction more elusive.

He had yet to make progress on key campaign promises to reform education and immigration. Just this past week, his jobs bill failed to move forward in the Senate. Meanwhile, the letters kept coming. The president said he wondered whether a community organizer might have an easier time responding to them. An aide walked into the Oval Office and pointed at her watch. Our time was up. The day was almost over.

Later that night, he would sit down on his couch, open the folder and find missives from rural Arkansas and downtown Detroit, notes of inspiration and devastation.

He would read all 10 letters and reply to one or two. Sending a response still allowed him to provide one thing immediate and concrete. Nell'Himalaya indiana, 17 gennaio Posso guardare le montagne senza il desiderio di scalarle. Quand'ero giovane le avrei volute conquistare. Ora posso lasciarmi conquistare da loro.

Le montagne, come il mare, ricordano una misura di grandezza dalla quale l'uomo si sente ispirato, sollevato. Per questo siamo attratti dalle montagne. Per questo, attraverso i secoli, tantissimi uomini e donne sono venuti quassù nell'Himalaya, sperando di trovare in queste altezze le risposte che sfuggivano loro restando nelle pianure.

Era accompagnato da un discepolo, anche lui un rinunciatario. Io ci vengo, come questa volta, a cercare di mettere un po' d'ordine nella mia testa. Forse è solo la voce del buonsenso, ma è una voce vera. Le montagne sono sempre generose. Mi regalano albe e tramonti irripetibili; il silenzio è rotto solo dai suoni della natura che lo rendono ancora più vivo.

L'esistenza qui è semplicissima. Scrivo seduto sul pavimento di legno, un pannello solare alimenta il mio piccolo computer; uso l'acqua di una sorgente a cui si abbeverano gli animali del bosco - a volte anche un leopardo -, faccio cuocere riso e verdure su una bombola a gas, attento a non buttar via il fiammifero usato. Qui tutto è all'osso, non ci sono sprechi e presto si impara a ridare valore ad ogni piccola cosa.

La semplicità è un enorme aiuto nel fare ordine. Per questo è importante, secondo me, riportare ogni problema all'essenziale. Se si pongono le domande di fondo, le risposte saranno più facili. Vogliamo eliminare le armi? Prima risolviamo la questione morale. Quella economica l'affronteremo dopo. O vogliamo, prima ancora di provare, arrenderci al fatto che l'economia determina tutto, che ci interessa solo quel che ci è utile?

Perché non cercare di cominciarne una nuova? L'idea che l'uomo possa rompere col proprio passato e fare un salto evolutivo di qualità era ricorrente nel pensiero indiano del secolo scorso.

Il momento non potrebbe essere più appropriato visto che questo homo sapiens è arrivato ora al massimo del suo potere, compreso quello di distruggere sé stesso con quelle armi che, poco sapientemente, si è creato. Non ci sono dubbi che nel corso degli ultimi millenni abbiamo fatto enormi progessi. Siamo riusciti a volare come uccelli, a nuotare sott'acqua come pesci, andiamo sulla luna e mandiamo sonde fin su Marte.

Ora siamo persino capaci di clonare la vita. Eppure, con tutto questo progresso non siamo in pace né con noi stessi né col mondo attorno. Aria, acqua, terra e fuoco, che tutte le antiche civiltà hanno visto come gli elementi base della vita - e per questo sacri - non sono più, com'erano, capaci di autorigenerarsi naturalmente da quando l'uomo è riuscito a dominarli e a manipolarne la forza ai propri fini.

La loro sacra purezza è stata inquinata. L'equilibrio è stato rotto. Il grande progresso materiale non è andato di pari passo col nostro progresso spirituale.

Da qui l'idea che l'uomo, coscientemente, inverta questa tendenza e riprenda il controllo di quello straordinario strumento che è la sua mente. Idee assurde di qualche fachiro seduto su un letto di chiodi? Queste sono idee che, in una forma o in un'altra, con linguaggi diversi, circolano da qualche tempo nel mondo.

Queste idee circolano nel mondo islamico, dilaniato fra tradizione e modernità, dove si riscopre il significato originario di jihad, che non è solo la guerra santa contro il nemico esterno, ma innanzitutto la guerra santa interiore contro gli istinti e le passioni più basse dell'uomo. Per cui non è detto che uno sviluppo umano verso l'alto sia impossibile.

Si tratta di non continuare incoscientemente nella direzione in cui siamo al momento. Questa direzione è folle, come è folle la guerra di Osama bin Laden e quella di George W. Tutti e due citano Dio, ma con questo non rendono più divini i loro massacri. Immaginiamoci il nostro momento di ora dalla prospettiva dei nostri pronipoti. Guardiamo all'oggi dal punto di vista del domani per non doverci rammaricare poi d'aver perso una buona occasione.

L'occasione è di capire una volta per tutte che il mondo è uno, che ogni parte ha il suo senso, che è possibile rimpiazzare la logica della competitività con l'etica della coesistenza, che nessuno ha ilmonopolio di nulla, che l'idea di una civiltà superiore a un'altra è solo frutto di ignoranza, che l'armonia, come la bellezza, sta nell'equilibrio degli opposti e che l'idea di eliminare uno dei due è semplicemente sacrilega.

Come sarebbe il giorno senza la notte? La vita senza la morte? Se Bush riuscisse, come ha promesso, a eliminare il Male dal mondo? Questa mania di voler ridurre tutto ad una uniformità è molto occidentale. Vivekananda, il grande mistico indiano, viaggiava alla fine dell'Ottocento negli StatiUniti per far conoscere l'induismo. Succederà anche a quello americano, tanto più se cercherà d'imporsi con la forza bruta delle sue armi, ora sofisticatissime, invece che con la forza dei valori spirituali e degli ideali originari dei suoi stessi Padri Fondatori.

I primi ad accorgersi del mio ritorno quassù sono stati due vecchi corvi che ogni mattina, all'ora di colazione, si piazzano sul deodar, l'albero di dio, un maestoso cedrodavanti a casa e gracchiano a più non posso finché non hanno avuto i resti del mio yogurt - ho imparato a farmelo - e gli ultimi chicchi di riso nella ciotola.

Anche se volessi, non potrei dimenticarmi della loro presenza e di una storia che gli indiani raccontano ai bambini a proposito dei corvi.

Un signore che stava, come me, sotto unalbero nel suo giardino, un giorno non ne poté più di quel petulante gracchiare dei corvi. Ogni cosa è legata, ogni parte è l'insieme. Thich Nhat Hanh, il monaco vietnamita, lo dice bene a proposito di un tavolo, un tavolino piccolo e basso come quello su cui scrivo.

Il tavolo è qui grazie ad una infinita catena di fatti, cose e persone: Se un solo elemento di questa catena, magari il bisnonno del falegname, non fosse esistito, questo tavolino non sarebbe qui.

Presto si son resi conto che anche questo ricadeva su di loro: Prima o poi, in una forma o nell'altra, il conto ci verrà presentato. O dagli uomini o dalla natura stessa. Quassù, la sensazione che la natura ha una sua presenza psichica è fortissima. A volte, quando tutto imbacuccato contro il freddo mi fermo ad osservare, seduto su un grotto, il primo raggio di sole che accende le vette dei ghiacciai e lentamente solleva il velo dioscurità, facendo emergere catene e catene di altre montagne dal fondo lattiginoso delle valli, un'aria di immensa gioia pervade il mondo ed io stesso mi ci sento avvolto, assieme agli alberi, gli uccelli, le formiche: È il sentirsi separati da questo che ci rende infelici.

Come il sentirci divisi dai nostrisimili. Gli uni sono prigionieri, gli altri no; maStrada spera che le simili mutilazioni, le simili ferite li riavvicineranno. Il dialogo aiuta enormemente a risolvere i conflitti. L'odio crea solo altro odio. Un cecchino palestinese uccide una donna israeliana in una macchina, gli israeliani reagiscono ammazzando due palestinesi, un palestinese si imbottisce di tritolo e va afarsi saltare in aria assieme a una decina di giovani israeliani in una pizzeria; gli israeliani mandano un elicottero a bombardare un pulmino carico di palestinesi, i palestinesi Finché son finiti tutti i palestinesi?

Ma tutto sarà inutile finché gli uni non accetteranno l'esistenza degli altri ed il loro essere eguali, finché noi non accetteremo che la violenza conduce solo ad altra violenza. Tutti assieme possiamo fare migliaia di cose.

La guerra al terrorismo viene oggi usata per la militarizzazione delle nostre società, perprodurre nuove armi, per spendere più soldi per la difesa. Opponiamoci, non votiamo per chi appoggia questa politica, controlliamo dove abbiamo messo i nostri risparmi e togliamoli da qualsiasi società che abbia anche lontanamente a che fare con l'industria bellica.

Diciamo quello che pensiamo, quello che sentiamo essere vero: Parliamo di pace, introduciamo una cultura di pace nell'educazione dei giovani. Perché la storia deve essere insegnata soltanto come un'infinita sequenza di guerre e dimassacri?

Io, con tutti i miei studi occidentali, son dovuto venire in Asia per scoprire Ashoka, uno dei personaggi più straordinari dell'antichità; uno che tre secoli prima di Cristo, all'apice del suo potere, proprio dopo avere aggiunto un altro regno al suo già grande impero che si estendeva dall'India all'Asia centrale, si rende conto dell'assurdità della violenza, decide che la più grande conquista è quella del cuore dell'uomo, rinuncia alla guerra e, nelle tante lingue allora parlate nei suoi domini, fa scolpire nella pietra gli editti di questa sua etica.

Una stele di Ashoka in greco ed aramaico è stata scoperta nel a Kandahar, la capitale spirituale del mullah Omar in Afghanistan, dove ora sono accampati i marines americani. Un'altra, in cui Ashoka annuncia l'apertura di un ospedale per uomini ed uno per animali, è oggi all'ingresso del Museo Nazionale di Delhi.

Ancor più che fuori, le cause della guerra sono dentro di noi. Sono in passioni come ildesiderio, la paura, l'insicurezza, l'ingordigia, l'orgoglio, la vanità.

Cominciamo a prendere le decisioniche ci riguardano e che riguardano gli altri sulla base di più moralità e meno interesse. Facciamo più quello che è giusto, invece di quel che ci conviene. Educhiamo i figli ad essere onesti, non furbi. Alla lunga, anche questo fa una grossa differenza.

È il momento di uscire allo scoperto, è il momento d'impegnarsi per i valori in cui si crede. Una civiltà si rafforza con la sua determinazione morale molto più che con nuove armi. Soprattutto dobbiamo fermarci, prenderci tempo per riflettere, per stare in silenzio.

Spesso ci sentiamo angosciati dalla vita che facciamo, come l'uomo che scappa impaurito dalla sua ombra e dal rimbombare dei suoi passi. Più corre, più vede la sua ombra stargli dietro; più corre, più il rumore dei suoi passi si fa forte e lo turba, finché non si ferrea e si siede all'ombra di un albero.

Visti dal punto di vista del futuro, questi sono ancora i giorni in cui è possibile fare qualcosa. A volte ognuno per conto suo, a volte tutti assieme. Questa è una buona occasione.

Il cammino è lungo e spesso ancora tutto da inventare. Ma preferiamo quello dell'abbrutimento che ci sta dinanzi? O quello, più breve, della nostra estinzione? Sia fuori che dentro. But as the field starts to grow, some worry that it could become just another fad.

Issue 35 May Page By: Appreciation, apprehension, defensiveness, inadequacy, intimidation, resentment. Twenty midlevel executives at American Express Financial Advisors are gathered in a room at a conference center outside Minneapolis.

Each has been asked to try to convey a specific emotion -- by reading a particular statement aloud. The challenge for listeners is to figure out which emotion each speaker is trying to evoke. It seems like a relatively straightforward exercise but only a fraction of the group comes anywhere close to correctly identifying speakers' emotions. Her comment prompts a discussion about the difficulty in the workplace of finding a balance between reasonable openness and respectful discretion.

I don't want to be unsympathetic, but it makes me very uncomfortable,". But I'm not really sure how to get the message across. Conversations like that one, focusing on the importance of emotions in the workplace , are occurring with greater frequency in all kinds of American companies. Inside American Express, training sessions on emotional competence take place at the Minneapolis facility several dozen times a year. An unlikely pioneer in the field of emotional competence, AmEx launched its first experimental program in An eight-hour version of the course is now required of all of its new financial advisers, who help clients with money management.

During a four-day workshop, 20 participants are introduced to a range of topics that comprise an emotional-competence curriculum , including such fundamental skills as self-awareness, self-control, reframing, and self-talk.

Much of that material represents new territory for these businesspeople. Most attendees of these emotional-competence workshops are compelled to learn a new language for one simple reason: They're visiting a foreign land. Over the past 50 years, large companies have embraced a business dictum that told workers to check their emotions at the door.

A legacy from the days of "The Organization Man" and "The Man in the Gray Flannel Suit," this never-spoken but widely shared policy reflected the sensibility that frowned on employees who brought messy emotions and troubling personal issues to work.

Employees, for their part, complied with that prevailing mind-set. Until recently, the workplace was dominated by male employees -- and most of them were just as eager as their employers were to avoid the ambiguous complications and unexplored terrain of personal feelings. One notable exception to that tacit pact occurred in the s and early s, when the influence of the human-potential movement prompted a brief corporate romance with such experiential techniques as sensitivity training and encounter groups.

But those approaches lacked the rigor to endure. Before long, business got back to business. A backlash set in, and the focus returned to no-nonsense training methods that were highly quantifiable, happily free of emotions, and demonstrably able to produce results that would show up on the bottom line. Today, more than 20 years later, companies in a variety of industries are once again exploring the role of emotions in business.

This renewed interest in self-awareness is, in part, the result of the rising corporate power of baby boomers. The increasing presence of women in the workplace and the higher comfort level they bring to the territory of emotions have also nudged companies in this direction. And the arrival of the new economy has made companies realize that what they need from their workers goes beyond hands, bodies, and eight-hour days.

While the field of emotional competence appears to have emerged overnight,. In , Reuven Bar-On, 56, a psychologist who practices in Israel, first coined the term "emotional quotient," or EQ. I became interested in the basic differences between people who are more or less emotionally and socially effective in various parts of their lives -- in their families, with their partners, in the workplace -- and those who aren't.

He then developed a tool that assessed strengths or deficits, based on those factors. A diminutive, bearded man with a genial style, Bar-On, now a research fellow at Haifa University, is a meticulous researcher who has gathered more scientifically validated data worldwide about emotional intelligence than anyone in his field has. His work has recently focused on developing EQ "profiles," which reveal the specific competencies that characterize high performers in a range of professions.

In , he launched the EQI, a self-administered test designed to assess specific emotional competencies. But if Bar-On pioneered the field , Daniel Goleman, 54, formerly a behavioral- and brain-sciences writer for the "New York Times," brought it to popular attention. Drawing on the work of two academic psychologists, John D. The book became an instant best-seller -- with more than 5 million copies in print worldwide -- and sparked inevitable criticism from Mayer and Salovey, who believed that Goleman distorted their work and made sweeping claims about the benefits of emotional intelligence.

Goleman has gone on to advance the case for emotional competence in the workplace. He published a second book, "Working with Emotional Intelligence" Bantam, , aimed specifically at businesspeople.

He then authored two articles for the " Harvard Business Review. Later, he began working with the Hay Group, a Philadelphia-based consulting firm that specializes in human-resource issues, to deliver emotional-intelligence training.

All of this should come as welcome news to residents of the new economy. Companies can continue to give top priority to financial performance -- but many now also realize that technical and intellectual skills are only part of the equation for success. A growing number of organizations are now convinced that people's ability to understand and to manage their emotions improves their performance, their collaboration with colleagues, and their interaction with customers.

After decades of businesses seeing "hard stuff" and "soft stuff" as separate domains, emotional competence may now be a way to close that breach and to produce a unified view of workplace performance.

But like other good ideas that started in psychology and later found new applications in business, emotional competence is confronting the challenge of its own sudden popularity. Increasingly, emotional competence is being sold as a solution to each of the categories for which companies have training budgets, from leadership to motivation to leveraging diversity -- competencies that are emotional only by the most ambitious of stretches.

The emerging field has sparked the almost inevitable scramble to cash in on the spreading claims of its potential applications. As emotional competence grows in application, so do the questions.

Are these new dimensions of emotional competence genuine and verifiable categories? Can they be effectively taught and measurably improved? And what is the risk that emotional competence will veer badly off course and end as the next short-lived fad?

In fact, the company launched its program in as a possible solution to a simple business problem that defied a logical solution. More than two-thirds of American Express clients were declining to buy life insurance, even though their financial profiles suggested a need for it. Jim Mitchell, then president of IDS, American Express's Minneapolis-based insurance division, commissioned a skunk-works team to analyze the problem and to develop a way to make life insurance more compelling to clients.

The team's findings took the company in an unexpected direction. The problem, the team discovered, wasn't with AmEx's product -- or even with its cost. Put simply, the problem was emotional. Using a technique called " emotional resonance ," the team identified the underlying feelings that were driving client decisions. But the team's second finding proved the clincher: The company's financial advisers were experiencing their own emotional issues. The result was a vicious cycle. When clients expressed negative feelings, advisers had been trained to press harder.

But this hard-sell approach only exacerbated clients' emotional conflicts, increasing their discomfort and distrust. In turn, advisers experienced more distress, stemming from their mandate to apply high-pressure tactics, which made them feel unethical. Ultimately, they became reluctant to try to sell life insurance at all. At the same time, interviews with AmEx's most-successful advisers revealed that they took a very different approach to their jobs.

They tended to take the perspective of their clients, which enabled them to forge trusting relationships. They were also more connected to their own core values and motivations for selling insurance in the first place.

Perhaps most important, they were more aware of their own feelings, better able to manage those feelings, and more resilient in the face of disappointment. One group of financial advisers received 12 hours of training to help them understand their emotions better, while the other group received no training and served as the control. The training, called Focus on Coping Under Stress , was relatively brief -- only 12 hours -- and relatively narrow in design.

It used techniques to increase AmEx salespeople's awareness of their emotions, gave them tools to change negative emotions into positive ones, offered ways to rehearse mentally before stressful events, and provided a way to identify deeper personal values that motivated them at work.

At the end of the study, Cannon's team compared the sales results of the two groups: In addition, the trained group, in contrast to the control group, showed significant improvement in coping capacity, as measured on standardized psychological tests.

Advisers, in short, had become more emotionally competent. After Cannon's team made adjustments to the program, including recasting it as emotional-competence training, a second, more-detailed project was launched to assess sales results. The group that participated in the more-detailed study improved its sales by While Cannon's group quickly acknowledged that the sample was too small to be statistically significant, the results did suggest that even a modest, short-term program aimed at teaching "soft skills" could have a noticeable impact on the bottom line.

AmEx disbanded its skunk-works team in , but Cannon, convinced that the group was on to something important, found a new source of support in Doug Lennick, 47, now an executive vice president of American Express Financial Advisors. With the clean-cut, boyish looks of a high-school class president, Lennick had built his reputation at AmEx as a superstar salesman.

Long before he learned about Cannon's program, Lennick had become something of a Stephen Covey-type figure in his own organization, spreading the word about self-improvement techniques and eventually writing up his ideas in two, short, folksy books published locally in Minneapolis: For all of his salesman's pithy aphorisms and upbeat exhortations, Lennick was also interested in people's interior lives -- and specifically in the role that emotions play.

An emotionally competent person performs better under pressure. With Lennick's support, Cannon gathered several colleagues and six outside psychologists to develop longer versions of the initial training. The focus broadened from improving people's coping capacity to training people in the skills of emotional self-awareness, emotional self-management, and emotional connection with others.

Lennick, in turn, mandated that all newly hired financial advisers receive an eight-hour version of the program as part of their job training. Since , more than 5, new advisers have had the training, and an additional "high potential" managers from other parts of AmEx have voluntarily enrolled in the full five-day course.

Cannon, who left American Express a year ago and now licenses emotional-intelligence training to corporations like Motorola, as well as to individuals, is modest but firm in her claims about the program that she helped to create.

They come out seeing the world differently. For men, who are often talking about emotions for the first time, it opens a window. They finally understand what their mothers and sisters and wives have been talking about all these years when they say, ' You don't communicate with me ,' and 'You never tell me what you're feeling. It is a timeless question without a simple answer. Based on interviews with more than 40 top leaders, the authors. And some of the harshest crucible experiences illuminate a hidden and suppressed area of the soul for instance, episodes of illness or violence.

But, luckily, not all crucible experiences are traumatic. They can involve a positive, if deeply challenging, experience such as having a demanding boss or mentor.

So, how do leaders cope and learn from these difficult situations? Any leader —Obama, Bush, Clinton, et al— faces challenges. Eventually most face crisis and while the magnitude varies the result is the same: It behooves any leader to study crisis management before he or she is put to the test.

History is replete with examples of leaders who have faced crisis and how they ultimately prevailed or failed. E sono felice di aver ri-scelto, dopo tanto girovagare, di vivere in un Paese dove la libertà di coscienza è un diritto fondamentale. E che imparassimo, tutti, a scegliere 'amore e rispetto per noi stessi e per gli altri'. Magdi Cristiano Allam lo ha fatto. Ti scrivo pertanto da protagonista della vicenda come privato cittadino. Ieri sera mi sono convertito alla religione cristiana cattolica, rinunciando alla mia precedente fede islamica.

E ho assunto il nome cristiano più semplice ed esplicito: Per me è il giorno più bello della vita. Acquisire il dono della fede cristiana nella ricorrenza della Risurrezione di Cristo per mano del Santo Padre è, per un credente, un privilegio ineguagliabile e un bene inestimabile.

A quasi 56 anni, nel mio piccolo, è un fatto storico, eccezionale e indimenticabile, che segna una svolta radicale e definitiva rispetto al passato. Nella mia prima Pasqua da cristiano io non ho scoperto solo Gesù, ho scoperto per la prima volta il vero e unico Dio, che è il Dio della Fede e Ragione.

Parallelamente la Provvidenza mi ha fatto incontrare delle persone cattoliche praticanti di buona volontà che, in virtù della loro testimonianza e della loro amicizia, sono diventate man mano un punto di riferimento sul piano della certezza della verità e della solidità dei valori. Sua Santità ha lanciato un messaggio esplicito e rivoluzionario a una Chiesa che finora è stata fin troppo prudente nella conversione dei musulmani, astenendosi dal fare proselitismo nei Paesi a maggioranza islamica e tacendo sulla realtà dei convertiti nei Paesi cristiani.

La paura di non poter tutelare i convertiti di fronte alla loro condanna a morte per apostasia e la paura delle rappresaglie nei confronti dei cristiani residenti nei Paesi islamici. Ma ci sono anche migliaia di musulmani convertiti al cristianesimo che sono costretti a celare la loro nuova fede per paura di essere assassinati dagli estremisti islamici che si annidano tra noi. Ebbene mi auguro che dal gesto storico del Papa e dalla mia testimonianza traggano il convincimento che è arrivato il momento di uscire dalle tenebre dalle catacombe e di affermare pubblicamente la loro volontà di essere pienamente se stessi.

Se non saremo in grado qui in Italia, nella culla del cattolicesimo, a casa nostra, di garantire a tutti la piena libertà religiosa, come potremmo mai essere credibili quando denunciamo la violazione di tale libertà altrove nel mondo? Prego Dio affinché questa Pasqua speciale doni la risurrezione dello spirito a tutti i fedeli in Cristo che sono stati finora soggiogati dalla paura. Basta con la paura e la violenza!! Magdi Allam ha incontrato per i suoi reportage tanti ex islamici convertiti al cristianesimo, che tengono nascosta la loro fede.

Con il suo gesto e le sue parole ha voluto dire che dobbiamo essere noi stessi, senza paura. Il rispetto della libertà religiosa è la cartina tornasole, la misura di verità di una autentica civiltà: La storia di una donna del Sud abusata dal branco e condannata dal paese: Le case basse del paese premono l'una sull'altra e le voci rimbalzano tra i muri e i coppi.

Subito dopo si frantumano e si infilano sotto la porta. Invadono le strade e divengono vento. Anna preme i palmi delle mani sulle orecchie. Quegli occhi dietro gli scuri. Quei tre uomini fermi nella piazza, sotto la pensilina. La donna sui gradini della chiesa.

Il camionista accanto alla statua della madonnina. Quella ragazza alla fontana. I vicini di casa. I passeggeri della littorina che arranca sui binari della Calabro-Lucana. Il Cristo all'ingresso del paese. L'auto frena sotto le finestre. Le porte si chiudono. San Martino di Taurianova. Oggi ha ventiquattro anni e vive sotto scorta. Io La mia camera ha due lettini, il mio e quello di mia sorella. Oltre i letti c'è solo l'armadio. Un piccolo televisore e lo stereo sono su una mensola, perché non c'è lo spazio per un altro mobile.

Le nostre foto sono appese alle pareti. È una camera molto piccola. Poi ci sono la cucina e la stanza di mia madre e mio padre. Mia madre si chiama Aurora. E va a fare le pulizie in casa della gente. La pagano cinque euro all'ora. Mio padre lavora nei campi, raccoglie arance a Rosarno. E quando non ci sono le arance da raccogliere fa il carrozziere, ma a nero, cioè lui lavora e il cliente lo paga, ma non ha un'officina sua.

Mio padre quando va a lavorare nei campi si alza alle cinque del mattino. E ci alziamo tutti, anche io e mia madre, per rispetto. La nostra è una casa popolare. Il bagno ha la doccia al centro del muro di fronte alla porta, con il pavimento inclinato per far scivolare via l'acqua. Quando ti lavi si bagna tutto, perché non ci sono tende o pareti.

Ma mia madre è fissata con la pulizia. E se sulle mattonelle rimangono le goccioline, che poi fanno le macchie di calcare, urla. Eccola, la mia casa. La cucina, due stanze, un bagnetto e una finestra, quella della mia camera, che non posso aprire. Anche se volessi camminare per tenere a bada i pensieri e la paura, non potrei. Ora a pregare non ci riesco più. Non faccio la spesa. Non vado al mare. Non ho più bisogni. So solo che non voglio fuggire. Non è colpa mia. Ora ho tanto tempo in casa.

Ho solo il mio passato. Perché non posso uscire di casa? Se provassi a spiegarvelo non capireste. Posso partire dal principio, da quando ero una ragazzina e tutti mi chiamavano "la bambolina". Avevo le gote sorridenti e gli occhi allegri. Ho le lentiggini sul nasino e un viso smorfiosetto e dolce proprio come una bambola. Un neo al centro della guancia sinistra. E poi sono bassa. Sono alta un metro E io ci credevo. Questa è la storia di una puttana che aveva tredici anni.

Questa è la mia storia. Non è facile scriverla. Decidete ora se volete continuare a sapere. Da quando tutti mi chiamavano "la bambola". Oggi faccio Splash sul mio divano. Mi fa compagnia un libro recentemente acquistato a Zena: E' un libro molto molto molto interessante, almeno per me The proper level of analysis of a psychological function is "the level at which that function is represented in the brain.

The brain systems associated with the generation of emotions are similar in all higher animals. Function of emotional systems in an animal with the capacity for conscious awareness gives rise to conscious emotions--or feelings. The conscious "feelings" we have about emotions are only interpretations of real processes and are not reliable indictors in scientific study. Human interpretations of the causes and meaning of emotions are often totally incorrect. This theme is identified by LeDoux as "hard to swallow" for many people.

With the emotional feelings and responses as indicators, objectively measurable indicators can be used to study the underlying physical brain mechanisms.

Conscious feelings are "states of consciousness" and are, thus, perceptions of underlying brain activity. Emotions are not conscious. They "happen to us. Conversely, emotions can "flood" consciousness.

The human brain is wired so that the connections of emotional systems to the cognitive brain circuits are stronger and more numerous than those from the cognitive systems to the emotional systems. Once they occur, emotions become powerful motivators. Mental problems and disorders reflect a breakdown of emotional order. Mental health is primarily achieved through attention to emotional hygiene, not just cognitive processes. Derek Denton avanza un'ipotesi nuova su questo tema antico e dibattuto: L'ipotesi si basa sull'osservazione del comportamento di svariati animali - dagli elefanti che vanno in cerca di sale nelle grotte del Kenya alle tattiche di caccia dei polpi, dalla danza delle api alla capacità dei pesci di sentire dolore - e su studi di neuroimaging effettuati con soggetti umani, i cui risultati rivelano come siano le aree cerebrali ancestrali a rivestire un ruolo dominante nell'organizzazione delle emozioni primordiali.

Anche attraverso il confronto delle proprie tesi con quelle di altri illustri scienziati, Derek Denton delinea la teoria secondo cui le emozioni primordiali , oltre a giocare un ruolo primario negli stati di coscienza , costituiscono il fondamento della varietà di sensazioni e sentimenti tipicamente umani. Tra le sue pubblicazioni, The Hunger for Salt.

Consciousness and Self-Awareness in Humans and Animals To understand what is happening in the brain in the moment you decide, at will, to summon to consciousness a passage of Mozart's music, or decide to take a deep breath, is like trying to "catch a phantom by the tail".

Consciousness remains that most elusive of all human phenomena - one so mysterious, one that even our highly developed knowledge of brain function can only partly explain. This book is unique in tracing the origins of consciousness. It takes the investigation back many years in an attempt to uncover just how consciousness might have first emerged.

Categories: Massage Tantra

porno robe escort girl la seyne · 09.03.2018 at 15:12

-

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *